Fine del lockdown e sindrome della capanna: di cosa si tratta?

Riabituarsi alla normalità...non sempre è facile: ecco alcune difficoltà pdopo la fine della quarantena

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Paura, insicurezza, tristezza e ansia sono gli stati d'animo di chi è rimasto per diverso tempo distaccato dalla realtà e deve uscire nuovamente di casa. E' quello che sta succedendo a molti di noi dopo il lungo perido di lockdown a causa dell'emergenza Coronavirus. La Società Italiana di Psichiatria ha stimato una cifra pari a un milione di italiani che hanno paura di uscire di casa. Si chiama sindrome della capanna o del prigioniero o della caverna una conseguenza non del tutto inaspettata, che ha colpito forse più persone di quante si credeva.

Se da una parte, con la fase 2 e le Regioni che hanno allentato leggermente la corda, tanti italiani hanno riassaporato il gusto di una sana ma sicura passeggiata, dall’altra ce ne sono tanti altri che non hanno alcuna intenzione di uscire, di “approfittare” delle belle giornate, dell’aria aperta, dell’aria di mare o di montagna, della finalmente possibile eventualità di incontrare i congiunti, di correre e fare altri tipi di attività motoria.

Non si tratta di una condizione rara e non riguarda solamente la possibilità di essere contagiati o contagiare i propri familiari.

È una questione di cambiare le proprie abitudini. Ancora una volta.

In queste settimane gli italiani hanno dovuto ricostruire una routine in casa e ognuno nel suo piccolo ha cercato di ritrovare una quadra. Quindi dover rivoluzione di nuovo la propria quotidianità è un fattore determinante, la maggiore causa scatenante del non voler abbandonare il proprio tetto.

Non c’è da preoccuparsi, avverte la Società Italiana di Psichiatria: l’uomo è un animale sociale, quindi nell’arco di 2 o 3 settimane al massimo, la sindrome dovrebbe risolversi da sola.

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