Bari ricorda Michele Fazio, vittima innocente di mafia: 18 anni fa l'omicidio nella città vecchia

Nel pomeriggio la cerimonia in largo Amendoni, per ricordare il 16enne rimasto ucciso per errore in un conflitto a fuoco tra clan la sera del 12 luglio 2001: "Ricordarlo è un'occasione di rinascita"

Michele Fazio aveva 16 anni e quella sera del 12 luglio 2001, una sera come tante, stava tornando a casa, tra le stradine di Bari vecchia. Morì colpito per errore in una sparatoria tra clan rivali, vittima innocente di mafia.

A 18 anni da quel tragico evento che scosse la città, si è tenuta questo pomeriggio, in largo Amendoni, la cerimonia per ricordare Michele, organizzata dai familiari, insieme alla Regione Puglia e al Coordinamento Regionale di Libera - associazioni, nomi e numeri contro le mafie, in collaborazione con il Comune di Bari. Alla commemorazione sono intervenuti il presidente della Regione Michele Emiliano, il presidente di Libera e del Gruppo Abele don Luigi Ciotti, i genitori di Michele, Lella e Pinuccio, e i rappresentanti di numerose associazioni territoriali che si occupano di legalità e antimafia sociale. A rappresentare l'amministrazione comunale l’assessore alla Legalità Vito Lacoppola.

"Colpendo Michele la mafia ha colpito al cuore la città"

"Questa di oggi non è una liturgia - ha detto Lacoppola -. Una manifestazione che organizziamo per abitudine o per dovere istituzionale. Ma è un’occasione di rinascita autentica per la nostra città. Un’esperienza tragica di martirio e di vita che si alimenta, anno dopo anno, attraverso la cultura della memoria e dell’impegno di tutti i presenti". "Quella sera la mafia, colpendo Michele, ha colpito al cuore di tutti noi. Della nostra identità, della nostra dignità, della nostra passione, della nostra libertà. Ma la città ha reagito. Abbiamo reagito tutti contro questa arroganza. Lo hanno fatto le istituzioni locali, lo Stato, la Magistratura, le Forze dell’ordine, le scuole, le associazioni impegnate come Libera nella difesa della dignità e della giustizia. E soprattutto hanno reagito Lella e Pinuccio, trasformando il tragico dolore di una famiglia in una battaglia civile collettiva. A loro dobbiamo tanto, tantissimo. Al coraggio di chi ha resistito dentro la città vecchia e ha capito che da lì bisognava ripartire per ricostruire una città migliore".

Dalla tragica testimonianza, l'impegno e il coraggio

"18 anni sono tanti. E la speranza che hanno tolto a Michele rivive nei bambini di Barivecchia che oggi possono giocare più tranquilli per strada in un borgo in gran parte liberato dalle mafie e restituito alla cittadinanza, alla vita sociale, alla cultura. Rivive nella testimonianza che tutti i giorni Lella e Pinuccio pazientemente regalano ai ragazzi nelle scuole, spiegando loro da che parte stare e che si può esprimere un attivismo antimafia, praticando il rispetto reciproco e l’istruzione. Rivive nei tantissimi volontari e attivisti di Libera che lottano quotidianamente al fianco di Don Ciotti in questo straordinario percorso di impegno civile nazionale contro le mafie e la violenza. Rivive nelle fasce dei tanti amministratori locali che difendono il proprio territorio, i diritti dei più deboli e i beni comuni. La strada è ancora in salita ma, a nome dell’amministrazione comunale, sento di dire grazie a Michele, ai suoi familiari e a tutte le vittime innocenti di mafia. Perché la tragica testimonianza ci ha restituito un coraggio che prima non avevamo".

Emiliano: "Bari non è stata più la stessa"

"Da quel giorno Bari non è stata più la stessa - ha commentato Emiliano -  è cominciata una rivolta civile che l’ha portata a diventare una città bellissima e più pacificata. Certo il lavoro non è finito, ci sono ancora contaminazioni criminali e c’è ancora chi pensa che girare per un quartiere “annacandosi” - dicono i siciliani - a camorrista, possa costituire il futuro per qualcuno. Ma si ricordino i ragazzi e i genitori di questi ragazzi che io mafiosi di successo non ne ho mai visti, li ho visto al cimitero o in galera. La morte di Michele è un monito verso tutti coloro che pensano che violando i diritti degli altri o esercitando la violenza possano dare un’orizzonte di felicità alle proprie vite: si sbagliano e il sangue di Michele lo confermerà in eterno".

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