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7 pentiti svelano i crimini del clan: relazioni strette con i Parisi e "metodi ancestrali" per tenere sotto schiaffo Altamura

A illustrare le modalità d'azione è il procuratore aggiunto Francesco Giannella: "I collaboratori di giustizia hanno consentito di venire a capo di alcuni episodi di sangue"

 

"Metodi ancestrali" di controllo del territorio, assicurando sostegni illegali in caso di necessità ad alcuni imprenditori della zona: così, secondo la Procura, agiva il clan D'Abramo  -Sforza, attivo ad Altamura e dintorni, con metodologie violente e senza scrupoli, attraverso connessioni con la mala di Bari: 58 ordinanze, di cui 49 in carcere, 5 ai domiciliari e 4 obblighi di presentazione, sono state eseguite nel corso di un blitz dei Carabinieri nella città murgiana e a Bari , che ha coinvolti anche Matera, Lecce e il Foggiano

Clan D'Abramo-Sforza "propaggine del clan Parisi"

Ad illustrarne le modalità d'azione è il procuratore aggiunto di Bari, Francesco Giannella, spiegando come il clan D'Abramo-Sforza avrebbe intrecciato rapporti con il clan Parisi di Japigia, diventando in pratica "una propaggine" con incontri periodici ad Altamura e a Bari ma anche in occasione di matrimoni e altre feste di familiari degli affiliati. 

Gli episodi documentati nel corso delle indagini, spiega Giannella, "sono fatti accessori che danno però la misura di una presenza e del controllo del territorio". Sette i collaboratori di giustizia che hanno deciso di parlare, rimarca il procuratore, "che ci hanno consentito di venire a capo anche degli episodi di sangue" finiti nelle carte dell'inchiesta, come l'omicidio di Angelo Popolizio, scomparso dal 2014 e il cui cadavere non è stato mai ritrovato e i tentati omicidi di Nicola e Mario D'Ambrosio, rispettivamente ad aprile 2012 e luglio 2014, rivali dei D'Abramo nella piazza altamurana. Una collaborazione non riscontrata in altre zone del Barese: "Stiamo messi un pochino meglio rispetto ad altre parti del distretto" ha sottolineato Giannella. 

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