"I migranti Lgbtqi sono fragili due volte": parte da Bari il progetto 'Migranet' per formare gli operatori dell'accoglienza

L'iniziativa di Arcigay vede capofila anche la Bat, per creare una 'rete' tra gli sportelli si sostegno ai migranti della comunità Lgbtqi. Nel capoluogo il corso si tiene il 13 e il 20 gennaio

"Ci sono migranti che scappano dai loro Paesi perché se si scoprisse che fanno parte della comunità Lgbtqi (lesbo-gay-bisex-trans-queer-intersessuale) sarebbero perseguitati, talvolta con violenze fisiche, talvolta persino dalle leggi. Si tratta di un secondo stato di fragilità, dopo l'essere migrante". Quella raccontata a BariToday da Manuela Macario, responsabile della sezione Migranti di Arcigay, fa ben comprendere qual è la filosofia per cui è stato pensato nel 2017 il progetto 'Migranet', voluto dall'Unar-Ufficio Nazionale Antidiscriminazioni Razziali (legato al Ministero per le pari opportunità), che ora si prepara a entrare nella fase 2.0, partendo proprio dalla Puglia.

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Il progetto Migranet

Ma in cosa consiste il progetto Migranet? Il suo compito è 'mettere in rete' gli sportelli di supporto e tutela ai migranti appartenenti, appunto, alla comunità Lgbtqi. Tra il 2015 e il 2016 ne furono aperti sei nelle sedi Arcigay di Torino, Padova, Modena, Perugia, Napoli e Palermo, e in due anni hanno supportato rispettivamente "107 e 100 richiedenti asilo LGBTI - ricorda Arcigay - con attività di primo orientamento, di cui 70 e 63 sono stati seguiti in tutto il percorso di richiesta di asilo, e 63 e 56 hanno ottenuto qualche forma di protezione".

Nel 2017 il numero di sportelli attivi è raddoppiato, comprendendo in Puglia anche quelli della Bat e di Bari. Da lì si è compresa la necessità di creare un ponte tra queste realtà, arrivando a formare non solo volontari di Arcigay, ma anche gli operatori di centri di accoglienza e associazioni vicine ai migranti per la tutela dei migranti perseguitati in pratica per la loro sessualità. "Questo perché - ricorda la Macario - anche quando arrivano nei centri di accoglienza subiscono spesso delle ritorsioni, sia dai loro connazionali, che dagli stessi operatori, nonostante in Italia dovremmo avere una mente più aperta". È quello che è successo, ad esempio, ad una nigeriana, aggredita e allontanata dagli altri membri della comunità del cas (centro di accoglienza straordinaria) di Ferrara perché lesbica. "Siamo intervenuti per farla spostare in un altro centro - raccontano da Arcigay - ma tale è l'influenza della comunità, che lei stessa sosteneva non ci fosse un posto disposto a ospitare una persona come lei".

I corsi di formazione a Bari

Atteggiamento che potrebbe cambiare se gli operatori siano a conoscenza di questo 'muro' eretto dalla cultura e dalle tradizioni dei Paesi stranieri? Dall'Arcigay ne sono certi, da qui l'idea di rafforzare la propria presenza sul territorio con Migranet. Progetto divenuto realtà solo a febbraio del 2018, visto che le vicende che hanno coinvolto l'Unar hanno bloccato temporaneamente l'erogazione del finanziamento previsto dal bando. Dopo i primi mesi di 'assestamento', i corsi di formazione partono proprio da Bari, con due giornate di incontri organizzate da Arcigay Bari e Arcigay Bat - il 13 e il 20 gennaio - alla presenza degli operatori dello Sprar. Location designata, la sede di Arci Casaperta in piazza San Pietro. A differenza del 'corso introduttivo' organizzato da Arcigay Padova-Vincenza-Verona del 7 dicembre scorso, non saranno previsti due diversi momenti di formazione per operatori e volontari degli sportelli.

In seguito gli incontri proseguiranno anche in altre città italiane che hanno aderito al progetto Migranet. "Siamo felici che si parta dalla Puglia, perché è da sempre una terra di accoglienza - ricorda il presidente di Arcigay Italia, Luciano Lopopolo - È importante che si comprendano pesi e limiti di marginalizzazione dovuti al fatto di essere migranti, soprattutto se si scappa dalla persecuzione in patria per la propria identità sessuale".

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