Via De Cristoforis: “Spegnete le campane della San Carlo Borromeo”

La protesta al rione Libertà: il campanile sorge troppo vicino alle abitazioni. Il parroco: "Disponibile a venire incontro ai residenti, ma continueranno a suonare"

Un tempo c’era il disco. Poi arrivarono le campane. E da quel momento, in via De Cristoforis, non c’è più pace. Almeno per quanti abitano a ridosso del campanile. E’ ciò che accade da tempo nel rione Libertà, nei pressi della parrocchia intitolata a San Carlo Borromeo.

Il campanile che sorge accanto alla chiesa è quasi adiacente ad un fabbricato composto da numerosi appartamenti residenziali. La bocca dove si trovano la campane sorge  in prossimità dei balconi e tra i residenti non mancano i disagi. Nonostante l’utilizzo dei doppi infissi, raccontano, le onde prodotte dal rintocco delle campane producono effetti come  la vibrazione di finestre e pareti.

Altri, invece, lamentano il perdurare del suono delle campane dopo le 20: “E’ mai possibile che si debbano suonare le campane fino alle 22 di sera – afferma Gaetano L. – Mi alzo ogni mattina alle 6 e vado a dormire alle 21, ma perché dobbiamo essere scocciati alle 22 con questo suono. Non basta il traffico?”.

Il parroco, don Marco Simone, non ci sta e ribadisce che negli anni sono state già apportate delle modifiche. “Ho ridotto l’estensione del rintocco, accorciandolo da 45 a 20 secondi; poi suono le campane ogni ora dalle 8 alle 13 e dalle 17 alle 22, non capisco dove sia il problema dato che nei paraggi ci sono altre chiese e nessuno dice nulla”. Con il sacerdote si schierano alcuni fedeli  che non vogliono rinunciare al loro campanile. "E’ così bello sentire il suono durante il giorno - afferma una signora appena uscita dalla chiesa -.  Chi si lamenta dovrebbe pensare ad altro piuttosto che intralciare l’attività della parrocchia”.

La storia si trascina da anni con tanto di carte bollate, avvocati e giudici di pace. A domanda se è possibile ridimensionare ulteriormente il suono delle campane, don Simone sembra disponibile ad un’apertura: “Sono pronto a tagliare le ore serali se serve a mantenere sereni i residenti, anche se credo che oramai le chiese non siano più rispettate nella loro funzione sociale”. “La domenica abbiamo scelto di farle partire dalle 9.30 proprio perché comprendevamo che potessero dare fastidio – conclude -. Su una cosa però i mie fedeli possono stare tranquilli – conclude il sacerdote – non spegnerò le campane, perché ci ricordano nella confusione l’importanza di una vita di fede e meditazione”.

La storia sembra tutt’altro che conclusa.
 

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