"Liquidazione volontaria" per tutelare pensionati e dipendenti: la proposta del Comune sulla crisi Cassa Prestanza

Si è svolta ieri l'assemblea dell'ente: il debito dell'istituzione, compreso di buonuscite e 'tesoretti' da restituire ai dipendenti in servizio, pensionati 2018 e di anni precedenti, ammonta a 29,46 milioni di euro

Liquidazione volontaria per "garantire una soluzione più equa" ai pensionati e ai dipendenti del Comune di Bari: è la soluzione prospettata ieri pomeriggio nel corso dell'assemblea sulla Cassa Prestanza, l'ente comunale, attualmente in gravi difficoltà economiche, che coinvolge 1300 tra ex e attuali lavoratori di Palazzo di Città. Il debito dell'istituzione, compreso di buonuscite e 'tesoretti' da restituire ai dipendenti in servizio, pensionati 2018 e di anni precedenti, ammonta a 29,46 milioni di euro. Togliendo 3,78 milioni di attivi tra liquidità e crediti per convenzioni, il passivo è di 25,67 milioni di euro.

Come funzionerebbe la liquidazione volontaria

Una somma enorme che secondo il Comune può portare solo alla liquidazione. Nel corso dell'assemblea avvenuta ieri nell'Auditorium del Comando della Polizia Locale di Bari, la liquidazione volontaria potrebbe essere la quadra per garantire una soluzione a una controversia che nelle scorse settimane ha scatenato diverse polemiche, soprattutto da parte dei pensionati che rischiano di non percepire quanto versato negli anni, ovvero il 3% dei loro stipendi. La proposta presentata, con la liquidazione volontaria, vedrebbe i pensionati recuperare il versato più una piccola somma. per i dipendenti attuali, invece, vi sarebbe una piccola anticipazione delle some pagate.

Cosa accadrebbe ai soldi versati dai dipendenti comunali?

Il resto, ovvero, non rimborsato dalla liquidazione della Cassa verrebbe progressivamente restituito dal Fondo Welfare Integrativo, da istituire. In quel caso sarebbe comunque necessario il contributo annuo del Comune pari all’85% del contributo massimo fino al 2027, per poi ridursi al 70% a partire del 2028, al 30% dal 2038, fino ad azzerarsi dal 2043. Il vantaggio, secondo il Comune, è il recupero delle somme versate e la costituzione di un fondo "molto cospicuo" per tutti i dipendenti che alimenterebbe altre prestazioni. Le difficoltà di realizzazione riguarderebbero la contrattazione integrativa, la firma dei sindacati e il raccoglimento di pareri obbligatori. In ogni caso, i dipendenti che non ritengono tutelata la loro posizione potrebbero rivolgersi a un giudice: "Siamo soddisfatti della riunione di ieri - ha spiegato il vicesindaco Pierluigi Introna -. Cè una soluzione rappresentata dal sindaco anche attraverso uno studio approfondito. Riteniamo che possa essere una proposta valida ed equa per tutti".

Melini: "Perchè non ci si è mossi da prima?"

Sulla vicenda è intervenuta la candidata sindaco indipendente, Irma Melini: "Abbiamo dovuto aspettare - ha spiegato in una nota - il 20 di marzo 2019 per vedere il sindaco di Bari riferire sul futuro della Cassa Prestanza in Assemblea, e apprendere ancora una volta che non vengono salvaguardati i diritti quesiti degli iscritti, sia dipendenti comunali in servizio sia in pensione. Sono oltre tre anni - prosegue Melini - che lamento come l’inerzia di questa Amministrazione abbia condannato a morte la Cassa e, infatti, l’inerzia si è manifestata ancor più oggi quando abbiamo scoperto che solo il 5 di febbraio di quest’anno il sindaco ha portato a mano una richiesta di parere alla Corte dei Conti per comprendere la legittimità del contributo comunale. Quindi la domanda che ci siamo posti sino ad oggi, in tutte le sedi, dall’Aula Dalfino ma anche nel corso delle riunioni con gli iscritti, ovvero come mai - conclude la consigliera - non avesse provato un’interlocuzione con la Corte dei Conti, oggi trova come risposta forse l’unica possibile, e cioè che lui si è degnato di rivolgersi alla Corte dei Conti soltanto ora perché ormai in campagna elettorale".

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