Il "Purgatorio" costretto alla chiusura, va in scena "il suicidio" del teatro

Lo storico teatro barese chiuderà i battenti il prossimo 21 maggio per "accanimenti burocratici". Il direttore artistico, Nicola Pignataro, annuncia "la svendita" di tutti gli spettacoli

Costretto alla chiusura per "accanimenti burocratici". Il prossimo 21 maggio lo storico teatro barese "Il Purgatorio" dovrà chiudere battenti. E così, per evitare "l'onta" della chiusura il giorno prima dell'arrivo dei 'gendarmi', il giorno prima il teatro "si suiciderà" alla presenza dei suoi attori, dei giornalisti, operatori TV e di tutti i suoi simpatizzanti".

Ad annunciare l'iniziativa, rendendo nota l'imminente chiusura, è lo stesso direttore artistico del teatro, Nicola Pignataro, che parla di "accanimenti burocratici subiti da parte dell'attuale Amministrazione Comunale, tutti comportamenti che rendono impossibile il prosieguo delle attività". Pignataro annuncia inoltre la 'svendita' degli spettacoli prima della chiusura: "A titolo di commiato con questa mitica struttura e confidando nella vostra amicizia e solidarietà, ho il piacere di invitare tutti voi - scrive l'attore al suo pubblico - al ciclo conclusivo di spettacoli teatrali che terrò quasi quotidianamente presso il nostro Teatro Purgatorio a Bari, in via Pietrocola 19, nel mese di maggio, ad un prezzo simbolico di 2 euro e 50 nei giorni feriali e di 3 euro e 50 nei giorni festivi". "Sappiate certamente - avverte Pignataro - che darò il meglio di me stesso e il ricavato sarà utilizzato per le esequie del glorioso teatro".

Poi Pignataro scrive di aver ricevuto una lettera dallo stesso teatro, in cui il Purgatorio gli chiede il perchè della sua stessa fine: "Dimmi una cosa: è vero - chiede il 'Purgatorio' al suo direttore artistico - che si chiude? E' proprio arrivata l'ora, come si dice a Bari, 'd'arregetà le fjirré? Per piacere dimmi che non é vero quello che si dice in giro, dimmi che a settembre si ricomincerà come tutti gli anni a fare quello che abbiamo sempre fatto, dimmi che tutte le voci messe in giro sono 'scimitudini', che tutto sarà sistemato e che non ci saranno problemi. Dimmi che le tavole del mio palcoscenico non saranno smontate e magari destinate al forno di qualche pizzeria! Perché questa condanna a morte senza possibilità di appello?
Nei camerini alcuni attori dicevano che mancano certi requisiti tecnici, che bisogna ridefinire delle pratiche presso gli uffici del Comune e che, per sistemare le medesime pratiche ci vuole un sacco di tempo e, peggio ancora, un sacco di denari, quegli stessi denari che il sindaco Emiliano ha dato ad altri teatri e a noi li ha negati senza pudore". E conclude:"Abbracciami tutti gli attori e i tecnici che hanno calcato le mie scene e, se puoi, rinnova a nome mio la dichiarazione di incondizionato amore che in tutti questi anni ho tributato alla città di Bari ed ai baresi".

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