Armi e droga, sette arresti nel blitz contro gli Strisciuglio: "Tre quartieri nelle mani del clan"

Circa 100 Carabinieri impegnati nell'operazione coordinata dalla Dda del capoluogo. Smantellati i vertici del gruppo criminale attivo tra Libertà, San Paolo e San Pio

Indagini mirate e 'chirurgiche' per smantellare pezzo dopo pezzo la 'federazione' del clan Strisciuglio, sodalizio criminale tra i più pericolosi di Bari, colpito in modo pesante nel blitz di questa notte preparato da Nucleo operativo Carabinieri e Dda, messo in atto da oltre 100 militari nei quartieri Libertà, San Paolo, San Pio e Catino. Sette le persone finite in manette (più due indagati a piede libero) su disposizione del gip Abbattista della Procura del capoluogo pugliese, nell'ambito dell'inchiesta coordinata dal pm Rautiis. Tre degli arrestati sono già in carcere. I sette, a vario titolo, dovranno rispondere di associazione di tipo mafioso armata, detenzione e porto illegale di armi, anche da guerra, traffico di sostanze stupefacenti, con l’aggravante del metodo mafioso. Nelle indagini, durate ben tre anni, erano stati già recuperati numerosi quantitativi di droga e armi da guerra, giubbotti anti proiettile e pistole (nel novembre 2015), a testimoniare, secondo gli inquirenti. i guadagni dovuti alla vendita di stupefacente e la potenza di fuoco utilizzata per imprimere l'egemonia del clan nei 'suoi' quartieri cercando di rafforzare la propria egemonia.

IL BLITZ: I NOMI DEGLI ARRESTATI

Un gruppo con un'entità federativa ben strutturata con al vertice la famiglia Strisciuglio: a un livello più basso il coordinamento di tre quartieri con i rispettivi 'referenti', ovvero Lorenzo Caldarola per il Libertà. Alessandro Ruta e Vito Valentino per il San Paolo e Saverio Faccilongo con riferimento a San Pio e Catino. Una scelta dettata proprio dalla conformazione multi-quartiere del sodalizio criminoso, per meglio controllare le zone e agire con tempestività. Le armi, in base a quanto riferito dalla Procura, erano state rinvenute, a Enziteto, nella mansarda dell'appartamento di Francesco De Marzo, cugino di Saverio Faccilongo, entrambi coinvolti nel blitz di oggi. 

VIDEO: L'OPERAZIONE DEI CARABINIERI

La Dda è arrivata alle conclusioni grazie all'apporto di dodici pentiti e a una modalità di investigazione nuova e di squadra: "L'ufficio - spiega il procuratore di Bari, Giuseppe Volpe, è stato potenziato con 10 magistrati che lavorano a stretto contatto, cominciando ad analizzare piccoli e singoli episodi anziché portare avanti un maxiprocesso. Si tratta di una parcellizzazione del lavoro per poi tirare le fila e comporre il quadro della struttura associativa" e approfondire altri fatti criminosi, come ad esempio il tentato omicidio di Luigi Luisi (ritenuto esponente del clan rivale Mercante) ferito gravemente ad aprile 2015 in un agguato su via Calefati: secondo la Procura, due degli arrestati di oggi. (Ruta e Valentino), potrebbero essere i mandanti del delitto Luisi, verrà poi ucciso in un'altra sparatoria a ottobre dello scorso anno, avvenuta in via Dante.

In ogni caso, nonostante i big del clan siano oramai in carcere, la guardia resterà alta: "Questo è solo il vertice attuale delle articolazioni del clan. afferma la pm Patrizia Rautiis - Non abbiamo la sfera di cristallo. E' chiaro che le operazioni giudiziarie incidono sui rapporti tra i clan ma non possiamo calcolare l'impatto sul territorio. Queste operazioni hanno però prodotto molti collaboratori, alcuni, fiaccati dalle operazioni antimafia". Per agevolare le indagini, potrebbe risultare decisivo anche controllare e intercettare le lettere che arrivano e partono dalle carceri dove sono detenuti gli esponenti dei clan: "Al momento - afferma il procuratore Volpe - non è possibile perché lederebbe un diritto costituzionale. Possiamo solo sequestrarla o interromperla. Ciò rappresenta un limite grave per le inchieste. Vorremmo poter agire su modello delle intercettazioni telefoniche".

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