Condanne definitive per il clan Di Cosola: 21 anni al fratello del boss

Gli ordini di esecuzione pena eseguiti questa mattina dalla Squadra Mobile dopo le sentenze della Cassazione nei confronti di 27 persone, accusati a vario titolo di associazione mafiosa, traffico e spaccio di droga, armi

27 ordini di esecuzione pena sono stati eseguiti questa mattina dai poliziotti della Squadra mobile tra Bari, Milano e Taranto. I provvedimenti, emessi dalla Procura Generale  della  Repubblica  presso  la  Corte  di  Appello  di Bari, sono scaturiti dalle sentenze della Suprema Corte di Cassazione che ha confermato le condanne  emesse dalla Corte di Appello di Bari nei confronti degli imputati, tra cui Cosimo, classe '72, condannato alla pena residua di anni 21 e mesi 1 di reclusione.

Gli imputati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di  associazione di stampo mafioso, associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti, commercializzazione di sostanze stupefacenti, tentato omicidio, porto e detenzione di arma da fuoco, anche da guerra, con l’aggravante del metodo mafioso.

L’attività d’indagine, denominata “Operazione Hinterland II”, avviata nel maggio del 2011 e conclusasi nell’agosto del 2013, coordinata dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, ha documentato l’alleanza tra i clan Di Cosola e Stramaglia, un tempo in contrasto, anche armato, tra loro. I due gruppi criminali - hanno ricostruito gli investigatori - anche a causa di numerosi provvedimenti giudiziari che ne indebolirono il nucleo strutturale, ed in seguito all’intervento pacificatore di importanti esponenti del clan Parisi, decisero di intraprendere un percorso di non belligeranza e di comune gestione dei propri illeciti affari, in particolare nella commercializzazione di sostanze stupefacenti.

L’associazione di stampo mafioso del clan Di Cosola, a seguito dell’arresto del suo promotore, Antonio Di Cosola (il boss poi diventato collaboratore di giustizia e morto in carcere nel 2018) - è stato ricostruito nelle indagini - si riorganizzò sotto l’egida del fratello di quest’ultimo, Di Cosola Cosimo, scarcerato nel 2010.  Le attività di indagine permisero di accertare come il clan fosse composto da diverse articolazioni, tutte gerarchicamente strutturate e facenti capo al medesimo capo, territorialmente distribuite con operatività nei comuni di Bari, Valenzano, Giovinazzo, Triggiano, Bisceglie, Sannicandro di Bari, Bitritto, Rutigliano, Palo del Colle, Adelfia e zone limitrofe, i cui  responsabili erano tenuti, periodicamente, a rendere conto ai vertici dell’organizzazione dell’andamento degli affari illeciti - in particolare, della commercializzazione di sostanze stupefacenti e delle estorsioni - ovvero dell’esistenza di eventuali contrasti con altri sodalizi criminali, ricevendo ordini e direttive al riguardo; i responsabili dell’organizzazione criminale, a loro volta, garantivano la divisione dei proventi tra gli affiliati, l’aiuto economico e la garanzia di assistenza legale, in occasione di arresti o vicende giudiziarie che di volta in volta coinvolgevano i sodali.
Fu dimostrato come la complessa struttura criminale poteva contare su un significativo arsenale bellico - nel corso dell’indagine vennero sequestrati un fucile mitragliatore kalashnikov, una mitraglietta Skorpion, ben 19 pistole di vario calibro ed oltre 1000 munizioni, decine di migliaia di euro  e diversi Kg. di sostanza stupefacente del tipo hashish, cocaina e marijuana -  ed operava su distinte piazze di spaccio, ciascuna diretta da un proprio referente, rifornendosi delle partite di droga attraverso propri canali di approvvigionamento, con significative sinergie con trafficanti operanti nel tarantino, nel leccese e nel veronese.
Nei confronti di alcuni indagati fu eseguito, contestualmente, un decreto di sequestro preventivo, emesso dalla locale Direzione Distrettuale Antimafia, su autovetture, motocicli, diversi immobili ed imprese commerciali e terreni, posseduti direttamente o per interposta persona dai soggetti interessati. 

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