Inaugurato l'anno giudiziario, il presidente della Corte d'Appello: "Il 2018 è stato l'annus horribilis'

Franco Cassano durante le celebrazioni al tribunale civile di piazza De Nicola. Il riferimento è in particolare alla vicenda del Palagiustizia e all'inchiesta sulle presunte tangenti per due magistrati

Il 2018 lo definisce 'annus horribilis' Franco Cassano, riepilogando i tanti distrastri che hanno colpito la giustizia pugliese durante lo scorso anno. L'occasione per fare un bilancio è l'inaugurazione del nuovo anno giudiziario, cerimonia introdotta dal discorso del presidente della Corte d'appello, alla presenza dei rappresentanti di istituzioni civili, Forze dell'ordine ed enti religiosi.

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Le emergenze della giustizia

E non può mancare, naturalmente, il riferimento alla vicenda che continua a tenere banco in città: il trasferimento nel nuovo Palagiustizia a Poggiofranco, dopo la dichiarata inagibilità della vecchia sede in via Nazariantz. Nelle parole di Cassano ritornano tutte le fasi di una vicenda che ha messo in seria difficoltà non solo il personale della giustizia penale barese, ma anche gli avvocati: la revoca del certificato di agibilità, la 'tendopoli' nel parcheggio di via Nazariantz, la giustizia frammentata in più sedi e il trasferimento verso l'ex palazzo Telecom. Nel frattempo non mancano le difficoltà anche in altri edifici, come l'aula bunker di Bitonto, prima al centro di un falso allarme bomba e poi colpita da un blackout. Per Cassano quella dell'edilizia giudiziaria barese è "una vergogna istituzionale di vent'anni, senza colpevoli, forse, ma in cui nessuno, o quasi, può dirsi del tutto innocente".

Sulla questione è intervenuto anche il sindaco di Bari, Antonio Decaro: "Bari merita una sede unica per l’amministrazione della giustizia - ha spiegato - Abbiamo lavorato insieme alla conferenza permanente per individuare una area pubblica idonea alla realizzazione di una sede unica e definitiva per la Giustizia. Abbiamo dato la nostra disponibilità in termini di risorse umane ed economiche, la Città metropolitana ha messo a disposizione circa 300mila euro per la progettazione, abbiamo cercato un’interlocuzione con il ministero, sempre, con chiunque abbia occupato quel ruolo e continueremo a farlo perché siamo convinti che questo sia un nostro diritto e un nostro dovere. Perché se è vero, come diceva un grande studioso francese, che la giustizia non può esistere al di là dei suoi simboli, così come il diritto non può fare a meno delle sue forme, l’istituzione giudiziaria deve avere una sede di lavoro che costituisca un simbolo di legalità".

Cassano ha poi citato anche l'inchiesta che vede coinvolti due magistrati precedentemente in servizio a Trani sulle presunte corruzioni per 'guidare' alcuni processi in favore di imprenditori nel Barese. "Ferma la presunzione di non colpevolezza - ha detto Cassano riferendosi ai due ex magistrati di Trani, ora in servizio a Roma, Antonio Savasta e Michele Nardi - esprimiamo gratitudine verso i colleghi salentini, perché sappiamo che solo dimostrando di saper fare pulizia al proprio interno,la magistratura può rimediare al turbamento e al sentimento di delegittimazione che fatti così gravi ingenerano nell'opinione pubblica".

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Stefanì: "Non rispettato l'equo compenso"

Non solo l'edilizia giudiziaria al centro dell'intervento del presidente dell'Ordine degli avvocati di Bari, Giovanni Stefanì, che ha poi citato anche la legge sull'equo compenso, in vigore dal 2017, ma non utilizzata nel Barese "Abbiamo contezza che nel distretto barese grandi clienti come banche, assicurazioni ed enti pubblici - ha spiegato - violano in diverse occasioni quelle prescrizioni, imponendo convenzioni che prevedono per gli avvocati compensi inferiori tra il 50 ed il 300% rispetto al parametro minimo previsto dalla legge e anche prestazioni gratuite. Peraltro, non mancano casi in cui alcune pubbliche amministrazioni bandiscono gare per aggiudicare incarichi col criterio del massimo ribasso rispetto all’importo posto a base d'asta, generalmente fissato ai minimi tabellari previsti dalla legge. Quello che non si comprende è che una cosa è fare una gara per approvvigionarsi di risme di carta o di un servizio di pulizie, un’altra è richiedere prestazioni professionali fondate sul principio del rapporto fiduciario e della qualità della prestazione".

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