Ex Fibronit: la lotta infinita del Comitato Cittadino

A circa dodici anni dalla sua fondazione, il Comitato Cittadino Fibronit continua la sua lotta per ottenere l'agognato 'Parco della Rinascita'. Il presidente Nicola Brescia racconta la storia della loro lotta all'edificazione

Quadrilatero tra via Caldarola, ponte Padre Pio, via Amendola e via Oberdan per un totale di 10 ettari di terreno: sono le 'coordinate' di un'area che nella nostra città è il terrore di molti abitanti della circoscrizione Japigia. Stiamo parlando dell'area dell'ex Fibronit, la fabbrica produttrice di elementi per l'edilizia in amianto che, nonostante la sua chiusura datata 1985, continua tristemente a fungere da spauracchio per i cittadini. Il perchè è risaputo e risponde al nome di mesotelioma pleurico, ossia un tumore correlato all'esposizione alle fibre aerodisperse dell'amianto. Un killer lento ma inesorabile capace di uccidere anche a distanza di decenni visto che il periodo d'incubazione del male varia fra i 20 e i 40 anni.

C'è, però, chi sta provando ad esorcizzare e sconfiggere il terrore dell'ex Fibronit ossia un folto gruppo di cittadini che, ormai da più di dieci anni, si è riunito formando il Comitato Cittadino Fibronit. Esso combatte con un obiettivo: la 'non edificabilità' dell'area e la costruzione di un parco. Entrambi gli obiettivi sembrano vicini ma, al tempo stesso, lontani per via di grane burocratiche sorte con il passare degli anni. A raccontarci la cronistoria delle vicissitudini legate all'ex Fibronit e le lotte affrontate dal comitato c'è il numero uno del comitato stesso, Nicola Brescia. Il lungo racconto di Brescia parte da un drammatico dato, quello dei decessi legati al mesotelioma pleurico per aspirazione di fibre d'amianto provenienti dall'area in questione: "Il problema della Fibronit sta nei numeri negativi che ha prodotto in questi anni: circa 370 morti per un male, il mesotelioma pleurico, che è riconosciuto come esclusivamente causato dalla respirazione di fibre d'amianto. Ora che si stanno sviluppando in modo evidente gli effetti, visto che il mesioteloma ha un periodo d'incubazione di 20-30 anni, si cominciano a vedere tali risultati. 370 morti dagli anni '70 in poi: può sembrare poca cosa in 40 anni ma se pensiamo al fatto che essa è una patologia derivante esclusivamente dal fatto di vivere o lavorare in una determinata area, capiamo la gravità della questione. Tengo a dire - specifica Brescia - che il numero di malati e decessi per mesotelioma pleurico è, in realtà, più alto rispetto a quello ufficializzato in quanto su molti malati c'è il riserbo mentre alcuni decessi, per via del lungo periodo di incubazione della malattia, avvengono quando le persone hanno cambiato zona o città e, per questo, non se ne ha traccia".

Brescia, poi, passa a raccontare la lunga storia dell'ex Fibronit e del suo comitato d'appartenenza a partire dalla fine degli anni '90 fino, in pratica, a qualche mese fa: "Il problema fibronit si è protratto fino al 2005. La grande quantità del materiale di risulta che veniva fuori dai lavori(polveri, manufatti non vendibili, ecc.) veniva depositato direttamente nell'estensione dello stabilimento. Le indagini che sono state fatte a partire dagli anni '90 sino al 2005-2006 hanno dimostrato come l'inquinamento da amianto sia profondo: in alcune zone, ad esempio, il deposito di amianto raggiunge la profondità di 7mt. Questo fa capire come l'esportazione dell'amianto sia praticamente impossibile. Ciò nonostante la città di Bari, all'epoca guidata da Simeone Di Cagno Abbrescia, fece richiesta di inserire nel PRUSST (Progetto di Riqualificazione Urbana per lo Sviluppo Sostenibile del Territorio) una serie di progetti per edificare l'area a cui il ministero dei lavori pubblici avrebbe dovuto dare fondi per la progettazione e la realizzazione dei lavori. Nel 1999 fu approvato il piano dal Consiglio Comunale con soli due voti sfavorevoli e il giorno dopo nacque il nostro comitato che si opponeva a tale idea: da lì è iniziata la nostra battaglia per evitare i tentativi di lottizzazione dell'area. Battaglia che ha avuto il suo apice quando riuscimmo a portare a Bari l'allora ministro dei lavori pubblici Nerio Nesi. Gli mostrammo l'area che era stata approvata per la lottizzazione del PRUSST e lui, una volta tornato a Roma dopo aver visto l'area in questione e la grande quantità di amianto presente, bloccò il piano relativo alla Fibronit".

Il racconto di Brescia, quindi, passa a prendere in esame la questione della 'non edificabilità' e della destinazione dell'area a verde: "La lotta del Comitato, dopo lo stop del PRUSST, non era finita perchè dovevamo ottenere la 'non edificabilità' della zona. Quando ci furono le elezioni al termine del 'periodo' Di Cagno Abbrescia, chiedemmo ai candidati sindaci di firmare una dichiarazione con la quale promettevano di non edificare nell'area. Solo Emiliano e Marengo la sottoscrissero mentre Lobuono e Pisicchio rifiutarono. Emiliano è diventato sindaco e, subito dopo, l'area è diventata definitivamente inedificabile e destinata a parco. C'è un progetto che prevede la tombatura dell'area e la realizzazione del 'Parco della Rinascita', come abbiamo deciso di chiamare la zona in modo fortemente simbolico. Per la tempistica, però, c'è da attendere: qualche mese fa, infatti, la ditta Spezzati di Foggia ha detto di essere in possesso del terreno e, grazie al ricorso al Tar che ha dato ragione a questa azienda, la delibera per rendere area a verde la Fibronit è stata in qualche modo cancellata. Comunque una cosa certa c'è: su quell'area non ci costruiranno mai nulla. Si allungano i tempi ma, prima o poi, si arriverà alla costruzione del parco. L'alternativa è che passino sui nostri cadaveri per costruire... Attualmente la situazione è di stallo perchè ci sono dei progetti ma devono essere messi al vaglio della regione Puglia per il VIA(Valutazione d'Impatto Ambientale n.d.r.)".

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