Fiera 2015, tutto pronto per l'apertura. Patroni Griffi: "Orgoglio della città"

Intervista al presidente dell'Ente fieristico a poche ore dall'inaugurazione ufficiale: "In questi anni siamo riusciti a riportare i baresi alla Campionaria, salvando contemporaneamente dipendenti e istituzione. Il futuro? Bisogna competere nel mercato globale, attraverso alleanze e infrastrutture"

Ugo Patroni Griffi

Vigilia di preparativi frenetici e ritocchi finali a padiglioni e viali del quartiere Fieristico: la 79° edizione della Campionaria è pronta per salpare, con l'inaugurazione ufficiale in programma domani alle 15, nello Spazio 7 alla presenza, tra gli altri, del premier Matteo Renzi e del governatore pugliese Michele Emiliano. Tutto pronto anche dalle parti del Quartier Generale, dove il presidente Ugo Patroni Griffi controlla gli ultimi dettagli a poche ore dall'apertura.

Professore, oramai ci siamo. Come procede? E' tutto pronto per accogliere il presidente del Consiglio?  

Tante volte ho pensato che andrebbe organizzato un reality per far vedere come nasce la Fiera. Tutto avviene in tempi estremamente risicati specie nelle ultime 48 ore tra allestitori e pulizie impegnati fino alla fine. Saremo pronti come sempre.

La Fiera, quest'anno, ha compiuto due passi avanti importanti dal punto di vista delle infrastrutture: oltre ai lavori per la nuova sede del Giudice di pace, ricavata da un vecchio padiglione, è stato inaugurato il nuovo Centro Congressi, un vero e proprio asset per la città, atteso da anni.

Si rivelerà un punto di forza. Mancava da troppo tempo. Bari, fino ad ora, è stata una città che non aveva la capacità di attrarre grandi congressi. Oggi questa infrasttruttura potrà permettere di ospitare 1100 persone in 8 sale modulari e tecnologicamente attrezzate, al posto dell'edificio che ospitava la Galleria delle Nazioni, trasferita da qualche anno in un altro padiglione apposito.

Quali sono le principali innovazioni dell'edizione 2015? Da tempo la Fiera ha intrapreso un percorso di svecchiamento, creando saloni più innovativi e in linea con i gusti del momento, puntando anche su spettacoli e intrattenimento per tutti.

Le novità sono tante. Ognuno può sottolineare quelle più vicine ai propri gusti. Avere un padiglione, ad esempio, dedicato interamente alle associazioni antiracket, alla presenza di Tano Grasso, lo considero un atout della Fiera di quest'anno. Oltre a questo, segnalo la prima edizione di Greenway, il salone rivolto alle tematiche ambientali e la zona dedicata alle Startup, riferimento importante ormai da alcune edizioni.

Durante i preparativi, non è mancata, purtroppo, una piccola gaffe: parliamo ovviamente del cartellone di saluto in tedesco 'maccheronico', da voi prontamente sostituito. Cos'era successo, presidente?

A volte si fanno tanti errori ed è fisologico. Molte attività non sono svolte dalla Fiera, ma da appaltatori esterni. Il controllo, per ragioni evidenti non può essere capillare. Capita talvolta che ci possa essere un refuso. Penso sia importante averlo corretto in tempi da record.

Negli ultimi anni c'è stato un evidente cambio di rotta nella gestione dell'Ente, recuperando una situazione quasi disperata. Lei stesso, in conferenza, ha dichiarato che la Fiera, due anni fa, era decotta. Quali sono stati il momento più difficile e quello con più soddisfazioni durante il suo mandato?

Il momento più complicato era quello dell'alternativa: salvare sì la Fiera, ma licenziando 50 dipendenti. Non si vedeva una posizione intermedia tra l'incidere sul futuro delle persone o salvare l'Ente. Ora c'è una terza via, comprendendo entrambi. La mia più grande soddisfazione è stata quella di riportare i baresi in Fiera, riscoprendo un orgoglio verso un simbolo importante e storico.

Questa sarà l'ultima Fiera organizzata dalle istituzioni locali. Quali vantaggi e novità potrà portare la privatizzazione dopo l'acquisizione dell'Ente da parte della cordata barese-emiliano-romagnola?

Due vantaggi: la Fiera non ha una struttura commerciale di vendita, al momento, e per noi è complesso attrarre espositori da regioni distanti. L'alleanza con un gruppo importante nel Centro-Nord permette di sopperire a ciò, potendo avvicinare anche operatori esteri. In secondo luogo c'è la possibilità di riempire il palinsesto fieristico rapidamente, con due mercati contigui.

L'anno prossimo la Caravella compie 80 anni. Cosa dobbiamo aspettarci dal futuro? Una Fiera sempre meno barese?

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Oggi va avanti chi si integra e chi coopera anche con realtà diverse. C'è bisogno di una Fiera che compete nel mercato globale. Spesso abbiamo un'idiosincrasia verso la collaborazione con gli altri. Bisgna cooperare per vincere, come per le grandi imprese internazionali o italiane che, alleandosi con partner diversi, sono riuscite a crescere. Così sarà anche per la Fiera.

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