Nasce il Tecnopolo per la medicina di precisione: "Studieremo nuove terapie e diagnosi precoci non invasive per i tumori"

Si tratta della 'fase 2' del progetto che vede coinvolti l'Istituto di Nanotecnologia di Lecce, l'Oncologico di Bari, l'Università di Bari e l'ospedale Panico di Tricase. Questa mattina la firma dell'accordo con la Regione

Lecce, Bari e Tricase fanno rete per migliorare le cure e le diagnosi dei pazienti oncologici. È il progetto del 'Tecnopolo della medicina di precisione', che oggi ha fatto un nuovo step in avanti, grazie alla firma della convenzione per il suo avvio da parte di Michele Emiliano, presidente della Regione Puglia, Giuseppe Gigli, rappresentante dell’Istituto di Nanotecnologie di Lecce, Rosa Capozzo dell’Università di Bari e Vito Delvino, direttore generale dell'Istituto Tumori Giovanni Paolo II di Bari e Margherita Bramato, direttrice dell'ospedale Panico di Tricase.

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La sede principale del Tecnopolo

Come confermato dalla presenza dei rappresentanti nel padiglione della Regione Puglia in Fiera del Levante questa mattina, il progetto coprirà diversi territori e presidi della Regione Puglia, che collaboreranno nel nome dell'innovazione scientifica. Al centro del progetto c'è il nascente 'Istituto di Nanotecnologie' del Cnr a Lecce, che dovrebbe essere inaugurato entro aprile prossimo. "Questa è la fase 2.0 del progetto - spiega Gigli - partito a dicembre scorso in accordo con la Regione per realizzare la struttura di 2mila metri quadri. Dopo aver realizzato la sede dell'istituto, passiamo al reclutamento del personale e all'inserimento delle nuove tecnologie".

Un progetto ambizioso, sin dai numeri: uno sviluppo nei prossimi sei anni, con un finanziamento da parte della Regione Puglia di 28 milioni di euro. "Non solo impulso di ricerca medica - prosegue Gigli - ma anche un sistema per generare impresa. Nell'ambito del progetto Tecnopolo saranno assunti altri 50 ricercatori".

Lo scopo del progetto

Tre le direttrici principali su cui si muoverà il progetto. In primis la ricerca di terapie specializzate sul paziente oncologico. In particolare l'immunoterapia, che oggi ha un costo proibitivo per la Sanità regionale ("3-400mila euro a paziente" ha ricordato Gigli durante il suo intervento), che i medici mirano ad abbassare, visto che la terapia permette al sistema immunitario di 'riconoscere' le cellule tumorali per combatterle.

Non solo terapia, ma anche diagnosi precoce, che con la medicina di precisione si cercherà di rendere sempre meno invasiva e più efficace. Questo in particolare potrebbe essere reso possibile con l'ausilio della 'biopsia liquida', ovvero dei marker (segnalatori), che immessi nel flusso sanguigno umano ne permetterebbero la diagnosi senza interventi particolarmente rischiosi.

Ultima 'colonna' del Tecnopolo, sono i test su nuovi farmaci antitumorali. Una prima linea di intervento prevede la 'ricostruzione' di un organo infetto attraverso le cellule tumorali asportate al paziente. "In vitro potremmo così essere capaci di ricreare intere porzioni umane - conclude Gigli - e sperimentare l'efficacia dei farmaci, senza quindi prevedere altri test sugli animali".

La collaborazione tra gli centri baresi e salentini

Un'idea ambiziosa, che oggi muove i suoi primi passi. E lo fa grazie al supporto degli istituti ospedalieri sul territorio, in particolare l'Oncologico di Bari e l'ospedale Panico di Tricase, dove ad oggi ha sede il Centro per le malattie degenerative dell'Università di Bari. "L'istituto di nanotecnologie del Cnr ha quello che noi non abbiamo e noi abbiamo quello che a loro serve - precisa Delvino - per questo si tratta di un accordo proficuo. Il futuro della terapia del cancro passa dall'immunoterapia e il Giovanni Paolo II vorrebbe implementare il prima possibile questa tecnologia per tutti i suoi pazienti".

Nel centro dell'ospedale Panico, invece, saranno effettuate le diagnosi precoci, utili anche per scoprire l'insorgenza ad esempio dell'Alzheimer. "Che ad oggi - ha ricordato la dottoressa Capozzo - è una delle prime cause di insorgenza di malattie neurodegenerative nella popolazione al di sopra dei 65 anni".

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