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Io, speriamo che me la cavo - di Susy Cavone

Redazione

Nicola, Maria, Rocco, Salvatore, Vincenzo, Carmela, Vito, Giacomo, Giuseppe, Damiano, Giovanni, Lorenzo, Domenico, Mario: sono i quattordici dipendenti Sodexò che lavorano nella mensa della Bridgestone.
Chi lavora in quella fabbrica li conosce bene, perchè loro in questi anni sono stati sempre lì, chi in cucina chi al banco distribuzione, durante i turni settimanali, il sabato e la domenica, la notte ma anche durante i family-day del primo maggio e la domenica delle Palme, spesso togliendo tempo alle loro famiglie o a qualche fidanzata.

Ma il lavoro è lavoro  ed il loro, dal mese di gennaio di quest'anno, è seriamente in pericolo.

Hanno seguito tutte le fasi della " vicenda Bridgestone ": il comunicato di marzo 2013, le manifestazioni, le riunioni aziendali e sindacali e i presidii. Maria ha persino utilizzato un giorno di ferie per partecipare insieme agli operai Bridgestone alla manifestazione di protesta tenutasi a Roma nell'aprile scorso e tutti i quattordici dipendenti hanno realizzato una colletta personale per portare a quegli operai, durante i loro presidii, qualche panino e qualche bibita....

Oggi invece erano là, fuori ai cancelli della fabbrica,  con i loro segretari sindacali a scioperare per rivendicare il diritto al lavoro ed ottenere delle risposte dalla Sodexò.
La situazione non è delle più facili da gestire, sia per l'azienda Sodexò sia per i sindacati.

I lavoratori della Bridgestone sono passati a 6 ore e quindi non hanno diritto alla pausa pranzo che invece è prevista solo con le 6,40 giornaliere. L'azienda Bridgestone ha lasciato decidere agli operai l'adesione alla mensa e ciò ha comportato un abbassamento dei pasti a 100 dai 700 iniziali... L'appalto Sodexò, cessato a dicembre 2013, ha subìto delle proroghe mensili, ma ciò non le dà il diritto ad aprire le procedure della cassa integrazione e della mobilità per quei dipendenti.

Con questi dati era inevitabile una forte diminuizione dell'orario giornaliero di lavoro per i colleghi di quella mensa, che nel frattempo stanno usufruendo delle ferie accumulate.
Qualche operaio  fuori della fabbrica oggi si è fermato per solidarietà proprio a quei quattordici   lavoratori e ha spiegato le cause di quella limitata partecipazione alla mensa dal mese di gennaio: i pasti devono essere consumati prima o dopo il turno lavorativo, i tempi ristretti per cambiarsi e fare una doccia e il costo quasi quadruplicato del ticket che grava sul loro stipendio già fortemente ridotto. La crisi, si sa, colpisce solo i lavoratori.

Ed intanto i giorni passano e quelle quattordici persone, assieme alle loro famiglie, attendono una risposta.

E se si provasse ad abbassare quel costo del ticket-mensa, gli operai Bridgestone aderirebbero alla mensa?
Nessuno, a parte le due aziende ed i sindacati, potrà dare una risposta.

Ma nell'attesa di un tavolo di trattative,  Nicola, Maria, Rocco, Salvatore, Vincenzo, Carmela, Vito, Giacomo, Giuseppe, Damiano, Giovanni, Lorenzo, Domenico e Mario pensano quotidianamente: "Io, speriamo che me la cavo".

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