"No al termovalorizzatore di Modugno", la battaglia del comitato Pro Ambiente

La mobilitazione dei cittadini contro il mega impianto targato Marcegaglia porta alla luce alcune irregolarità nelle autorizzazioni per i lavori. A gennaio 2011 un provvedimento della Soprintendenza blocca definitivamente il cantiere perchè si scopre che l'area è sottoposta a vincolo paesaggistico. Ma la Confconsumatori annuncia ricorso, e la partita potrebbe riaprirsi

Una storia in cui la mobilitazione dei cittadini ha fatto la differenza, facendo prevalere l'interesse pubblico sulle logiche politiche ed economiche. E' la vicenda relativa al termovalorizzatore di Modugno, il mega impianto targato EcoEnergia-gruppo Marcegaglia che sarebbe dovuto sorgere alla periferia della cittadina, nella zona ASI. Un'opera fortemente voluta ed esaltata dal potere politico - governatore Vendola in testa - ma altrettanto fortemente osteggiata dalla cittadinanza.

Dopo una lunga e paziente opera di "controinformazione" portata avanti dal comitato cittadino Pro Ambiente, che per anni si mobilita per portare all'attenzione dei media e delle istituzioni competenti le ragioni per cui quell'impianto non deve essere realizzato, è la decisione della Soprintendenza per i Beni architettonici e paesaggistici a bloccare tutto.

Una prima volta nel 2009, e poi in via definitiva nel gennaio 2011, la Soprintendenza esprime parere contrario alla realizzazione dell'impianto in quanto "l'intervento proposto ricade in zona sottoposta a vincolo paesaggistico", la zona di lama Misciano, "caratterizzata dalla presenza di gravine e lame", ma anche dall'esistenza di reperti archeologici e di costruzioni architettoniche risalenti all'età medievale. Come dimostra, ad esempio, una video-inchiesta realizzata dai ragazzi dell'associazione modugnese Giovani Menti Attive, nata proprio dalla volontà di far conoscere a tutti quell'inestimabile patrimonio che la costruzione dell'inceneritore cancellerebbe per sempre.

Eppure proprio quella era stata la zona individuata dalla Regione nella VIA (Valutazione d'impatto ambientale) rilasciata nel 2007 affinché si desse avvio ai lavori. Un'autorizzazione - tra l'altro - che non soltanto non teneva conto dei vincoli architettonici e paesaggistici, ma che è in seguito risultata nulla e illecita per una serie di vizi formali. Irregolarità portate alla luce proprio dal comitato cittadino Pro Ambiente, le cui denunce avevano provocato l'avvio di un'inchiesta da parte della magistratura barese ed un primo sequestro preventivo del cantiere nel settembre 2008. In tre diverse relazioni inviate agli organi competenti (l'ultima del febbraio 2010), il comitato denuncia punto per punto ambiguità e fatti controversi, dalla presunta irregolarità dell'autorizzazione Enac (la distanza dell'impianto dall'aeroporto di Palese sarebbe inferiore a quella consentita) fino alla scarsa chiarezza sulle modalità di funzionamento dell'impianto, di smaltimento delle scorie, e sul grado di inquinamento prodotto.

Mesi di battaglie portate avanti con tenacia dai cittadini. Che nel veto della Soprintendenza hanno visto finalmente realizzarsi la richiesta sostenuta a gran voce, ovvero quella di dichiarare la "non procedibilità dell'iter amministrativo" che avrebbe portato all'avvio dei lavori. La Regione, infatti, non ha potuto far altro che prendere atto della decisione del Ministero per i Beni culturali, esprimendo, in una VIA successiva, parere negativo alla prosecuzione dei lavori.

La storia dell'inceneritore, però, è tutt'altro che chiusa. In seguito allo stop ai lavori, infatti, è intervenuta la Confconsumatori, che ha presentato ricorso al Tar del Lazio chiedendo l'annullamento delle decisioni della Soprintendenza. Ricorso in un primo momento bocciato per incompetenza territoriale, ma che l'associazione - ancora per qualche giorno - avrebbe la possibilità di ripresentare al Tar pugliese. Nel caso in cui dovesse farlo, la partita sul termovalorizzatore potrebbe riaprirsi. E il comitato ProAmbiente ha già annunciato di essere pronto a dare battaglia.

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