"Debito di droga non pagato", fanno irruzione in casa e sequestrano giovane: cinque arresti

L'episodio a Noci: a far scattare l'azione dei malviventi, poi inviduati dai carabinieri, il presunto recupero di un credito dovuto da un parente della vittima per una partita di droga

Il kalashnikov sequestrato dai carabinieri

Armati di un kalashnikov e di almeno tre pistole, avevano fatto irruzione nell'abitazione di un fornaio a Noci, portando via il figlio dell'uomo, un ragazzo di 21 anni. Al termine di serrate indagini, i carabinieri sono riusciti ad individuare e arrestare i presunti responsabili della rapina con sequestro di persona, avvenuta la sera del 18 novembre. In manette, con le accuse di sequestro di persona a scopo di estorsione, rapina aggravata e detenzione di armi, sono finiti cinque giovani, tutti con precedenti.

>> I NOMI DEGLI ARRESTATI <<

L'irruzione in casa e il sequestro del 21enne

L'azione della banda - hanno ricostruito gli investigatori - scatta la sera del 18 novembre, intorno alle 22.30. In quattro, tutti a volto scoperto e - stando a quanto emerso dalle indagini - armati con kalashnikov e pistole, fanno irruzione nell'abitazione in cui si trova il 21enne, Valerio Locorotondo, insieme a suo padre Angelo, fornaio, e alla compagna. Il ragazzo - ricostruiscono i militari - viene preso in ostaggio, incappucciato, legato e portato via. Nel frattempo, nell'abitazione, fino all'una circa, i malfattori continuano a tenere in ostaggio il padre e la compagna del ragazzo, sempre sotto la minaccia di un AK 47 Kalashnikov ed almeno tre pistole, rapinando l'abitazione. In quella circostanza la banda esplode alcuni colpi di pistola a scopo intimidatorio, mentre il fornaio, viene più volte colpito alla testa col calcio di un fucile, tanto da riportare ferite giudicate guaribili in sette giorni.

>> GLI INVESTIGATORI: "COMMANDO SICURO DI NON ESSERE PRESO"<<

L'allarme e l'avvio delle ricerche

A lanciare l'allarme su quanto sta accadendo, chiedendo aiuto ai carabinieri, è lo zio del ragazzo sequestrato, Paolo, fratello del padre Angelo. Alla vista dei militari, che raggiungono l'abitazione di Noci, i malviventi fuggono a piedi, attraverso le campagne limitrofe. I carabinieri riescono poi ad intercettare i mezzi utilizzati e abbandonati dai malfattori, all’interno dei quali, oltre a quanto rapinato nell’abitazione, vengono recuperati un fucile Kalashnikov AK 47 privo di calcio, un caricatore contenente 25 cartucce calibro 7,62x39 e un sacchetto contenente 19 cartucce cal. 7.62x39. Le altre pistole che sarebbero state usate per il raid non vengono invece ritrovate.

Il debito di droga dello zio e il precedente raid

Insieme alla ricerca dei malfattori, immediate sono partite le indagini per far luce sul movente del 'raid', che hanno permesso di ricondurre l'azione della banda ad un presunto debito non pagato di circa 50mila euro, relativo all'acquisto di una partita di droga, contratto dallo zio del ragazzo - colui che aveva lanciato l'allarme - nei confronti di uno degli arrestati. E' stato lo stesso 'debitore' a raccontare ai carabinieri come qualche giorno prima, il 9 novembre, un commando composto da più persone a volto coperto, aveva già fatto irruzione presso il laboratorio di panificazione di Noci gestito insieme al fratello Angelo. In quella circostanza, i violenti creditori avevano aggredito i due fratelli con calci e pugni e, sotto la minaccia delle armi, avevano sottratto agli stessi un Fiat scudo bianco ed un Renault traffic, a parziale compensazione del credito vantato. Le testimonianze delle vittime, formalizzate in denuncia, sono state quindi fondamentali per consentire ai carabinieri di individuare i presunti responsabili dell'azione e liberare il ragazzo sequestrato.

L'arresto della banda e la liberazione del ragazzo

Alle sette del 19 novembre i militari hanno così fatto irruzione in un'abitazione in via Sant'Elia a Noicattaro, di proprietà di uno degli arrestati, dove è stato localizzato e liberato il ragazzo sequestrato, trovato ancora in evidente stato di shock, rinchiuso in uno sgabuzzino e legato ad una sedia. Gli altri presunti componenti della banda sono stati individuati e arrestati nelle ore successive tra Adelfia e Noicattaro: alcuni di essi si erano rifugiati presso l'abitazone dei rispettivi genitori. Le indagini dai carabinieri, comunque, proseguono al fine di ricostruire ancora più dettagliatamente gli eventi ed addivenire all’individuazione di eventuali altri responsabili non ancora identificati.

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