Botta e risposta a colpi di pistola tra clan rivali, poi la tragica morte di un'innocente: anziana uccisa a Bitonto, 7 arresti

In manette esponenti dei clan Conte e Cipriano, tra cui i presunti assassini dell'84enne Annarosa Tarantino, uccisa per errore lo scorso 30 dicembre. Gli investigatori hanno ricostruito quella mattinata di follia, culminata nella sparatoria nel centro storico

Il tragico epilogo di una mattinata di follia, in cui botta e risposta a colpi di pistola tra gruppi rivali si erano susseguiti sin dalle prime della giornata. Uno scontro tra gli esponenti dei clan Conte e Cipriano-Colasuonno, in lotta per il controllo delle piazze dello spaccio, che quella mattina dello scorso 30 dicembre aveva visto le bande muoversi e fronteggiarsi come in un far west, con colpi esplosi in strada nel centro storico di Bitonto e nella zona 167. Un conflitto culminato nella tragica sparatoria di via delle Marteri, in cui, a rimanere uccisa, era stata un'anziana innocente.

Il blitz di Polizia e Carabinieri: i nomi degli arrestati

Nel giro di due mesi e mezzo, poliziotti della Squadra Mobile e carabinieri, coordinati dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, hanno chiuso il cerchio su quanto accaduto lo scorso 30 dicembre nella cittadina, arrestando sette persone: esponenti dei clan Conte e Cipriano-Colasuonno, tra cui i due presunti killer di Annarosa Tarantino, l'84enne rimasta uccisa per errore sotto i colpi esplosi durante una delle 'spedizioni' organizzate da uno dei gruppi contro i rivali. Vero obiettivo dei sicari, era Giuseppe Casadibari, vicino al clan Cipriano, rimasti ferito.

La scissione nei Cipriano e il controllo dello spaccio nel centro storico

La mattina di quel 30 dicembre, con il tragico epilogo che costa la vita ad un'innocente, segna il culmine di uno scontro tra i due gruppi criminali che si era riacceso pochi mesi prima, a settembre, quando alcuni soggetti del clan Cipriano-Colasuonno (tra cui il 23enne Cosimo Liso, tra gli arrestati) avevano deciso di passare nel gruppo rivale dei Conte (attivo in particolare nella periferia nel paese), 'aprendo' una propria piazza di spaccio nel centro storico (zona da sempre controllata dai Cipriano), nella zona di San Luca. Una scissione che - ricostruiscono gli investigatori - genera forti tensioni tra i gruppi: i Cipriano non tollerano la presenza, nel proprio territorio di influenza, di una piazza di spaccio dei rivali, tanto da arrivare ad intimare a Liso (il giorno precedente alla sparatoria di via delle Marteri) di lasciare la sua abitazione nel centro storico.

I colpi di pistola e le urla: le immagini di quella tragica mattinata

L'escalation di violenza del 30 dicembre e l'omicidio di Annarosa Tarantino

Il giorno successivo, ad innescare la spirale di follia e violenza che sfocia nell'uccisione di Annarosa Tarantino e nel ferimento di Casadibari, è proprio un'azione di Liso. E' lui - ricostruiscono gli investigatori - ad esplodere alcuni colpi di pistola nella zona di Porta Robustina (piazza di spaccio dei Cipriano Colasuonno), che raggiungono gli infissi di uno stabile. Sono le sei e trenta del mattino. Neppure mezz'ora dopo arriva la risposta dei rivali, che raggiungono casa di Liso, e non trovandolo, devastano il portone dell'abitazione. Ma non è finita: poco dopo dal centro dal centro storico parte un commando dei Cipriano. In quattro, volto coperto e bordo di due scooter, raggiungono via Pertini 105, zona 167, quartier generale dei Conte. A capeggiare la spedizione, dicono gli investigatori, è proprio Francesco Colasuonno, detto "Ciccio Cipriano". Una raffica di proiettili, una trentina, vengono esplosi con armi diverse, uccidendo deliberatamente un pastore tedesco. Il commando fa quindi ritorno rapidamente nel centro storico: a registrare i movimenti del gruppo, sono le telecamere di videosorveglianza del Comune di Bitonto, e di alcuni privati. Passano dieci minuti, sono le 8.25 del mattino. I Conte vogliono vendicare l'azione subita, e due esponenti del gruppo si recano nel centro storico. L'ordine è chiaro: colpire un qualsiasi esponente dei rivali Cipriani. E' così che in via delle Marteri viene intercettato Giuseppe Casadibari. A fare fuoco - esplodendo 17 colpi, cono due armi diverse - sono secondo gli investigatori Michele Sabba e Rocco Papaleo. Casadibari viene raggiunto al torace mentre cerca di scappare. Sulla sua traiettoria, però, c'è anche una donna innocente, che sta tornando dalla messa mattutina. E' l'84enne Annarosa Tarantino. "Non è stata usata come scudo umano", dicono gli investigatori, al contrario di quanto si era ipotizzato in un primo momento. Ma si trova sulla stessa linea di Casadibari, e i colpi diretti al 23enne, rimasto ferito, raggiungono anche lei, uccidendola.

I collaboratori di giustizia e le testimonianze dei cittadini: "Superata la paura"

A permettere agli investigatori di far luce su quanto accaduto quella tragica mattina, sono state anche le dichiarazioni di due collaboratori di giustizia: lo stesso Casadibari, pentitosi qualche giorno dopo, e Vito Antonio Tavullo, ritenuto elemento di vertice del clan Conte, già arrestato nei mesi precedenti ell'ambito di un'altra indagine sempre relativa ai contrasti tra clan rivali a Bitonto. Ma questa volta c'è stato anche chi, tra la gente comune, ha superato la paura. "Si è riusciti ad ottenere anche la collaborazione di alcuni cittadini, persone informate dei fatti, che hanno dato il loro contributo attivo alle indagini", ha sottolineato in conferenza stampa il procuratore Volpe, che ha evidenziato anche come i risultati raggiunti siano stati il risultato di un lavoro sinergico tra polizia, carabinieri, e tra i magistrati della Dda, e come la stessa Direzione Distrettuale Antimafia abbia messo a frutto indagini già avviate in precedenza su Bitonto. Quello che è certo, è che l'omicidio di Annarosa Tarantino ha profondamente scosso la comunità bitontina e le coscienze: "Ci sono state persone che hanno reso dichiarazioni con le lacrime agli occhi", dicono gli inquirenti. "La particolarità della vittima ha smosso di più le coscienze - ha evidenziato il coordinatore della Dda Giannella - Nel momento in cui una vittima innocente viene colpita è ancora più giusto e comprensibile che la coscienza civile si risvegli". "Questo è solo l'inizio - ha concluso il procuratore Volpe - e deve essere chiaro alla criminalità bitontina che la Dda e le forze di polizia non si fermeranno, continueranno a indagare e perseguiranno anche eventuali altri reati. La città deve essere convinta che è opportuno ci sia data la massima collaborazione, come fatto da alcuni cittadini in questo caso, perchè la reazione dello Stato c'è, è forte, il presidio del territorio non deve essere delle organizzazioni criminali ma delle istituzioni dello Stato".

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