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Processo al clan Di Cosola, chieste 36 condanne

Il processo con rito abbreviato coinvolge 38 presunti affiliati al clan mafioso accusati di un omicidio, due tentativi di omicidio, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni e ricettazione

Si è tenuta ieri nell'aula 'bunker' di Bitonto la requisitoria del pm Francesca Pirrelli per il processo con rito abbreviato che coinvolge 38 presunti affiliati al clan Di Cosola, accusati a vario titolo di un omicidio (quello di Martino Salatino avvenuto ad Adelfia il 10 agosto 2008), due tentati omicidi, associazione finalizzata al traffico, alla detenzione e allo spaccio di sostanze stupefacenti, rapine, estorsioni, ricettazione, detenzione e porto di armi clandestine.

Il pm ha chiesto 36 condanne comprese tra i due e i vent'anni di reclusione, e due assoluzioni. I reati contestati sarebbero stati commessi a partire dal 2003 a Bari, Adelfia, Capurso, Cellamare, Valenzano, Triggiano e Putignano.

Trentuno degli imputati a processo furono arrestati nel corso di una maxi operazione antimafia svolta dai carabinieri il 18 giugno 2010. Secondo la ricostruzione del pm, dalle indagini sarebbe emerso l'intero organigramma del sodalizio, egemone sia a Bari che in provincia, con indicazione dei fondatori, promotori, organizzatori ed affiliati. In particolare, l'inchiesta ha confermato ed evidenziato il ruolo di Antonio Di Cosola, come capo assoluto del clan; Antonio Battista, Antonio Abbinante, Giovanni Martinelli e Teodoro Frappampina, come reggenti del sodalizio, di volta in volta subentranti nella direzione del clan in occasione di arresti degli affiliati; Gaetano Moschetti e Francesco Serafino (per i quali il pm ha chiesto condanne rispettivamente a 15 anni e 4 mesi e a 14 anni e 8 mesi), responsabili dei 'gruppi di fuoco'.

(ANSA)

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