Il rugby fa bene...alla vita. Gli 'Atipici', innovativo progetto tra sport e terapia

La realtà nata a Bari nel 2013 pratica il 'rugby integrato': ragazzi con problemi psichici e di disagio affiancati da uno staff di 'facilitatori'. Enormi i benefici fisici e relazionali. Manca però il sostegno delle istituzioni: "Ci alleniamo a Parco Perotti. Ci piacerebbe avere un campo per noi"

"C'è una certa vicinanza tra il gesto sportivo della palla ovale e la riabilitazione. I simboli di questo sport sono meravigliosamente perfetti per il recupero delle persone. Si impara a stare insieme, ritrovando così il coraggio di vivere". Quella degli 'Atipici' non è una storia qualunque. L'ultima pagina, in ordine di tempo, è stata scritta qualche settimana fa a Colorno (Parma) dove la squadra barese di 'rugby integrato' composta da ragazzi diversamente abili, ma anche con disagio psico-sociale assieme ad altri normodotati, ha vinto il Trofeo 'Sostegno ovale', 'sbaragliando' la concorrenza di altre realtà provenienti dal centro-nord Italia. Gli 'Atipici' rappresentano un innovativo progetto di recupero attraverso lo sport, nato nel 2013 con l'iniziativa 'Uniti alla meta', patrocinata dal Comune e dalla Fir Puglia

Una trentina di ragazzi dai 18 ai 40-50 anni, ognuno con il proprio vissuto, vengono affiancati da un gruppo di 'facilitatori'. Il nome della squadra è un gioco di parole sul termine atipico con cui sono denominati anche i farmaci di seconda generazione per la cura di alcune patologie psicotiche. Lo staff è composto da psichiatri, psicologi, counselor e allenatori specializzati nell'indirizzare il gruppo condividendo gioie e dolori di un match, vera e propria metafora del quotidiano: "Qui da noi giocano - spiega uno dei fondatori del progetto, Mauro D'Alonzo - persone con disagi psichici ma anche, ad esempio, rifugiati che hanno difficoltà relazionali poiché non parlano bene l'italiano. Non vi sono distinzioni di sesso o di età. Il nostro è un laboratorio sul campo con lo scopo di trasformare questa esperienza in un 'territorio' di cambiamento e di liberazione, finalizzato a favorire il reinserimento e la reintegrazione psichica, sociale e relazionale di persone con vissuti di disagio di vario grado".

Le regole del 'mixed ability rugby' sono il più possibile vicini a quelle tradizionali: le squadre di 'rugby integrato' vedono la presenza diretta dei facilitatori che coordinano l'intera compagine attraverso le tipiche fasi di gioco di una partita, dall'attacco alle touche fino alle mischie e alla proiezione in meta. Non ci si risparmia affatto e le norme hanno il vantaggio di essere modulabili in base ai gruppi in gara: "Lo scopo - spiega D'Alonzo - è ovviamente vincere, ma senza un intento di dominio. Tutti vengono integrati in una sorta di meccanismo che armonizza le differenze. Il rugby, con le sue regole, aiuta anche molto: il placcaggio, ad esempio, rappresenta la difficoltà che una persona deve affrontare nella vita: può decidere se affrontare il problema da solo, andando dritto verso l'impatto, oppure di resistere contando sul sostegno dei compagni di squadra. Praticando questa attività non solo si migliora dal punto di vista fisico ma abbiamo notato grandi progressi sotto il profilo comportamentale e relazionale".

Nato dalla passione per uno sport bellissimo, basato su valori come il gruppo, la disciplina, la correttezza e il rispetto, il progetto è innovativo alle nostre latitudini essendo gli 'Atipici' (il cui staff, oltre a D'Alonzo, è composto da Annamaria Giangregorio, Giulio Palmieri, Filippo Di Maso, Sabino Marsico e Luca Longo) l'unica realtà del genere nel centro-sud, con tutti problemi, in questo caso 'tipici', di chi vuole organizzare attività sociali al Sud: "Ci piacerebbe avere più sostegno - dice D'Alonzo -  anche perché al momento ci alleniamo a Parco Perotti e non abbiamo un campo vero dove poterci radunare. Con una sede e una clubhouse potremmo implementare notevolmente le attività. Per questo chiediamo sostegno all'amministrazione comunale, affinché possa darci un aiuto concreto. Il nostro impegno è senza fini di lucro. Siamo volontari che, nonostante i nostri impegni lavorativi riusciamo a portare avanti un progetto bello e gratificante dal punto di vista umano".

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