San Cataldo, mosaico da completare: "Intervenire su edifici abbandonati"

Gli abitanti del quartiere chiedono il recupero di alcune palazzine ridotte a ruderi fatiscenti e pericolosi: "Potrebbero essere ristrutturate e messe al servizio della comunità. Qui mancano parchi e spazi di aggregazione per bimbi e anziani"

Il bello e il brutto l'uno di fronte all'altro. Palazzi moderni, ma anche 'enclave' fatiscenti di abbandono, spesso meta di vandali e attrattori dell'illegalità. Il quartiere San Cataldo è un mosaico, in parte contraddittorio, le cui tessere buone, anno dopo anno, formano un quadro che, però, resta ancora da riempire. Tra le stradine a due passi dal faro, il tessuto sociale non è più quello di tempo fa: nuovi e imponenti palazzi di pregio hanno sostituito in gran parte le vecchie case degli anni '20 e '30.

Sono tante le famiglie che hanno deciso di trasferirsi qui e che chiedono più attenzione alla qualità della vita nel piccolo quartiere di circa duemila abitanti, a cominciare dal ripristino di alcuni non-luoghi: sono almeno 5 le strutture, tra palazzine e villette, inutilizzate e in pessime condizioni. Immobili pericolanti, da sistemare con urgenza, come in via Skanderberg, all'angolo con via Marconi, dove una palazzina fatiscente, nel recente passato utilizzata, secondo gli abitanti della zona, anche per attività di prostituzione, diventa un 'parco giochi' per piccoli vandali, non curanti del rischio generato da balconi arrugginiti e calcinacci penzolanti: "E' pericoloso -  spiegano gli attivisti del Comitato Residenti San Cataldo - che i ragazzi riescano ad entrarvi dopo aver scavalcato il muro, salendo su alcune colonnine. Questo, comunque non è l'unico luogo del genere nell'area".

Pochi metri più avanti, altra scena simile: una villetta con mini portico d'ingresso dove tutto cade a pezzi, anche la recinzione collocata pochi mesi fa, a quanto pare già danneggiata dal vento e divelta da alcuni ragazzini. Strutture private, come queste due e altrettante più grandi, su cui, non è facile intervenire: gli esempi più eclatanti sono la 'casa rossa' dietro al faro, affacciata sul lungomare e il complesso di via Caprera, da anni abbandonato. Settimane fa erano vi stati apposti dei lucchetti agli ingressi, ma qualcuno, raccontano i residenti, li avrebbe tolti rapidamente, tant'è che la struttura è aperta ed accessibile proprio a tutti, con buona pace della sicurezza.

Dove invece si potrebbe agire, con ragionevole tempestività, è proprio accanto alla Chiesa di San Cataldo, dove vi è un'area molto grande, pubblica, in passato gestita da una società sportiva: "Qui - affermano gli attivisti del Comitato - si potrebbero sfruttare meglio anche un paio di locali molto grandi, utilizzati precedentemente per la danza. Saremmo favorevoli a una gestione condivisa degli spazi in funzione sociale e di assistenza alle famiglie, decentrando magari alcune attività ora presenti in altre zone, come al Libertà". Luoghi di cui a San Cataldo si sente l'esigenza e dove, l'unico giardino, aperto 'part-time' è quello della scuola elementare, in cui giace, da mesi, un carretto con materiale proveniente dalla vecchia Città dei Ragazzi situata allo stadio della Vittoria. Un paradosso in più per una penisola che ha tutte le potenzialità per poter diventare luogo d'attrazione di baresi e turisti.

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