San Girolamo, lungomare da preservare: "Rischio alghe? Spostare lo scarico fognario"

In attesa del nuovo waterfront, a preoccupare i residenti è la possibile proliferazione dell'alga tossica che ha ormai invaso l'Adriatico. Il parere dell'esperto: "Una profondità maggiore, impedirebbe ai nutrienti di agire con i microorganismi"

Un lungomare da rifare e una spiaggia da preservare, anche dal rischio alghe. A San Girolamo e Fesca come ogni estate, si ripresentano gli stessi problemi, tra lavori del waterfront in procinto di partire (si parla dell'inizio dell'autunno) e una situazione ambientale non problematica, ma sicuramente migliorabile. A preoccupare i residenti è la proliferazione dell'alga tossica, la Ostreopsis ovata, che, con il caldo e l'aumento della temperatura dell'acqua provoca l'allontanamento dei pesci uccidendo i microorganismi che popolano il fondale.

I rischi per la salute umana sono limitati, ma decisamente fastidiosi, come irritazione, problemi gastrici e febbre: "L'alga  - spiega Dino Pierri, biologo marino e ricercatore del dipartimento di Biologia dell'Università di Bari, residente nel quartiere - produce una tossina che può dare problemi per inalazione. Basta quindi non avvicinarsi per non avvertire alcun sintomo". L'Arpa monitora costantemente la situazione, emanando con assoluta puntualità divieti di balneazione in caso di presenza della mucillagine prodotta proprio dalle alghe. Al momento la presenza non c'è, a causa delle temperature ancora troppo basse dell'acqua.

A San Girolamo, la situazione non è diversa dalle altre zone marine di Bari, ma la presenza dello scarico fognario, seppur a norma di legge, distante 700 m dalla linea di costa, non favorisce la risoluzione del problema: "L'ideale - rileva Pierri - sarebbe spostare lo scarico di 1 km al largo, in modo da agire su una profondità maggiore, di 30-40 metri, anziché gli attuali 15, questo per impedire che agenti nutritivi riescano a raggiungere i microorganismi dell'alga".

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La questione, inoltre, con il nuovo waterfront, potrebbe anche peggiorare: "La presenza dei nuovi frangiflutti potrebbe creare - spiega Pierri - uno stagnamento dell'acqua e favorire la proliferazione dell'alga tossica". Come dire, riqualificare un lungomare, con il rischio di accentuare un altro problema: un dilemma per certi versi paradossale. 

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