San Nicola, tra curiosità e critiche sfila il corteo storico firmato Rubini

L'attesa rievocazione storica affidata quest'anno al regista pugliese 'accende' i commenti degli spettatori: la scelta di spegnere l'illuminazione pubblica, per quanto suggestiva, suscita non poche critiche. Incuriosisce la presenza delle comunità straniere

Il suono dei tamburi percossi dai timpanisti chiama a raccolta monaci e marinai, famiglie nobili e popolani. Il corteo che rievoca la traslazione delle reliquie di San Nicola da Myra a Bari nel 1087 si muove dal Castello svevo, dando così ufficialmente inizio ai tre di festeggiamenti in onore del Santo patrono della città.

I circa 360 figuranti sfilano verso il lungomare, attraversano corso Vittorio Emanuele, illuminando il percorso con la luce delle fiaccole. Come nelle intenzioni di Sergio Rubini, direttore artistico della rievocazione di quest'anno, l'illuminazione pubblica si spegne progressivamente al passare del corteo. Una novità che divide i baresi, accorsi come ogni anno numerosissimi per assistere all'evento. Se da una parte l'impatto visivo del corteo che si snoda al buio, rischiarato dalle sole torce accese, è di grande suggestività, dall'altra l'assenza di illuminazione spiazza molti spettatori. "Troppo buio per riuscire a vedere qualcosa", lamentano in tanti, e tanti sono anche quelli che esprimono concreta preoccupazione per la sicurezza. Suscita invece molta attenzione e curiosità la presenza dei rappresentanti delle comunità straniere (tra cui Ucraina, Russia, Bulgaria, Armenia, Eritrea, Etiopia e Romania; assente invece, dopo le polemiche dei giorni scorsi, la comunità islamica), altra novità voluta dal regista per esprimere l'università del culto di San Nicola. Sono loro a chiudere il corteo, sfilando in abiti tradizionali accanto alle icone votive che rappresentano il vescovo di Myra nei rispettivi Paesi di provenienza. Tra gli spettatori, non manca chi lamenta l'assenza degli sbandieratori e dei cavalli (quest'ultima decisa già l'anno scorso, per questioni di sicurezza), mentre l'assenza delle transenne su buona parte del percorso dà un gran da fare a forze dell'ordine e servizio di sicurezza per poter arginare la folla e fare spazio ai figuranti.

Il corteo prosegue verso il molo San Nicola, dove si svolge uno dei momenti centrali della rievocazione: suggestivo lo sbarco del quadro accompagnato dalla musica e accolto da un gruppo di marinai, mentre la 'caravella' aspetta più in là, al di là della transenne, dove restano confinati anche gli spettatori. Momento intenso, certo, ma è un vero peccato non aver dato al pubblico - numerosissimo in questo punto - la possibilità di seguire più da vicino la scena, mentre il completo buio ha contribuito ad alimentare il caos.

Pochi metri e la scena cambia ancora. Il corteo avanza, "troppo veloce quest'anno", fa notare qualcuno tra la folla, mentre c'è chi resta deluso dalla 'caravella' "troppo piccola, quasi non si vede". Il lungo serpentone di fiaccole sale ad illuminare via Venezia. E' l'altra novità di questo corteo 2015. L'atmosfera si fa ancora più suggestiva, con la Muraglia a fare da scenografia naturale all'incedere dei figuranti, accompagnato dal canto delle Faraualla. Anche in questo tratto, il pubblico non ha accesso. Necessità logistiche, certo, visto il ristretto spazio a disposizione, ma le proteste di chi rimane 'tagliato fuori' dal percorso non mancano. L'idea è quella di dare modo agli spettatori di ammirare il corteo dal basso, dal lungomare. Anche se, allungando lo sguardo dalla Muraglia verso il basso, l'impressione che se ne ricava è quella di uno 'scollamento'. L'atmosfera sacrale e raccolta del corteo che sfila su via Venezia stride con le luci, i suoni, e i fumi delle fornacelle che si sollevano dal lungomare.

In prossimità della Basilica, ecco che la scena cambia ancora. Mentre la 'caravella' si ferma sulla Muraglia, l'attenzione si sposta sul sagrato della chiesa, dove la voce narrante di Vito Signorile richiama gli spettatori, raccontando la storia dei marinai in viaggio da Myra verso Bari. Gli occhi sono puntati su quella grande mano che campeggia al centro del sagrato, e sulla danza che l'acrobata Giovanna Cavalli disegna nell'aria, rievocando il 'miracolo dell'uccellino', di cui - secondo la leggenda - San Nicola assunse le sembianze per guidare i marinai fuori dalla tempesta. E' un momento magico, ipnotico, accompagnato dalla voce intensa di Nabil Salameh dei RadioDervish e dal Coro delle voci voci bulgare, che riesce ad incantare nonostante la ressa. Mentre i volteggi dell'acrobata si fermano, rientrano in scena i marinai. Le porte della Basilica si aprono, il quadro di San Nicola viene consegnato nelle mani del priore Ciro Capotosto. Ancora una volta, il viaggio di San Nicola è finito, la città ha accolto il suo Santo. L'atmosfera pian piano svanisce, la folla si disperde.

Bastano pochi passi, e la scena cambia, completamente. Appena fuori dall'arco che conduce alla Basilica, c'è l'altra parte festa, quella fatta di bancarelle e di bottiglie di Peroni abbandonate sul parapetto del lungomare, di fornacelle e di abusivi (ma i controlli?), di fumo di arrosto che satura l'aria e di musica da discoteca sparata a tutto volume. La 'grande sagra' di San Nicola.

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