Nel box il 'covo' della mala, arrestato pluripregiudicato al San Paolo

In manette un 34enne: agli arresti domiciliari a Bitetto, si era reso irreperibile dallo scorso 7 febbraio. Ma la polizia ha scoperto il suo nascondiglio: un box in via Don Carlo Gnocchi al quale si accedeva attraverso una botola ricavata nel pavimento di un'abitazione al primo piano

Un box al piano terra di un edificio di via Don Carlo Gnocchi, al quartiere San Paolo, inaccessibile dall'esterno se non attraverso una piccola botola ricavata nel pavimento della cucina di un appartamento sovrastante. Era questo il nascondiglio di Marsiglio Magrone, 34 anni, con numerosi precedenti penali per furto, rapina, spaccio di droga. A scoprire il 'covo' del pregiudicato, agli arresti domiciliari a Bitetto ma irreperibile dallo scorso 7 febbraio, sono stati gli agenti della Questura di Bari.

L'arresto di Magrone è avvenuto nella notte tra sabato e domenica, nell'ambito dei numerosi controlli messi in atto dalla polizia in seguito all'omicidio del 35enne Donato Sifanno, ucciso sabato sera in via Abruzzi al quartiere San Paolo.

LA BOTOLA E L'ACCESSO AL COVO: IL VIDEO DELLA PERQUISIZIONE

Nel corso di questi controlli, gli agenti hanno effettuato una perquisizione all'interno di un'abitazione di via Don Carlo Gnocchi, occupata da una donna, compagna del 34enne ricercato. In cucina l'indizio che ha insospettito gli agenti: sul tavolo c'erano tre bottiglie di birra, segno che la donna, a parte i bambini, non doveva essere sola in casa. E' stato così che i poliziotti, spostando una grossa credenza, hanno notato la piccola botola sul pavimento, attraverso la quale si accedeva direttamente al box al pianterreno, arredato come un vero e proprio miniappartamento. E qui, nascosto sotto il letto, gli agenti hanno scovato Marsiglio Magrone.

Oltre che per evasione dagli arresti domiciliari, Magrone è stato arrestato per detenzione di arma comune da sparo clandestina e relativo munizionamento e ricettazione. All'interno del locale, infatti, il 34enne deteneva un giubbotto antiproiettili, una pistola revolver cal. 38 special Smith & Wesson con 5 colpi, e anche un jammer, un apparecchio inibitore di frequenze. All'interno del box era parcheggiata anche una moto, accanto alla quale gli agenti hanno rinvenuto due grossi cacciavite, probabilmente usati all'occorrenza come arnesi da scasso.

Nel corso della perquisizione, gli agenti hanno rinvenuto anche due spioncini elettronici, uno dei quali già installato sulla porta di ingresso dell'abitazione e che sarebbe stato poi collegato ad un computer, per tenere sotto controllo più facilmente i movimenti all'esterno dell'abitazione. Un elemento, quest'ultimo, che ha indotto gli investigatori a pensare che quel locale, oltre ad essere il nascondiglio di Magrone, avrebbe potuto essere utilizzato anche da altri personaggi della criminalità locale, soprattutto alla luce degli scontri tra clan rivali nel quartiere. Per gli investigatori, comunque, appare improbabile che Magrone possa aver avuto un ruolo nell'omicidio di Sifanno, al quale peraltro il 34enne sarebbe ritenuto 'vicino'.

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