Docenti universitari di nuovo in sciopero, sessione estiva a rischio. Gli studenti: "Tutelateci"

La protesta, che a livello nazionale vede già 6800 docenti partecipanti, è prevista dal primo giugno al 31 luglio. In quel periodo docenti e ricercatori non terranno il primo degli appelli

Oltre 6500 docenti già partecipanti e, anche se non si conoscono ancora i numeri su Bari, la certezza è che anche la sessione estiva di esami rischia di essere 'movimentata' per chi studia all'università. Professori e ricercatori hanno indetto, attraverso il 'Movimento per la dignità della docenza universitaria' un nuovo sciopero dopo quello di agosto, che ha portato all'annullamento del primo appello degli esami di settembre.

Lo sciopero 

Questa volta i docenti incroceranno le braccia dal primo giugno al 31 luglio, con modalità simili allo scorso. In particolare i docenti o i ricercatori ai quali sia stato affidato in maniera ufficiale un corso o un modulo nella loro sede di appartenenza si asterranno dal tenere esami per tutta la giornata primo appello che ricada nei due mesi di sciopero. Inevitabilmente, questo comporterà uno spostamento al secondo appello degli studenti, con conseguenti ritardi nella conclusione della sessione. 

Ci saranno, però, le dovute eccezioni. Nelle università in cui i calendari degli esami prevedano un solo appello per gli esami nel periodo 'caldo', verrà chiesto dai manifestanti di fissare un appello straordinario dopo il 14esimo giorno dalla data del giorno del primo appello. Verranno poi creati appelli 'ad hoc' nel giorno successivo a quello dello sciopero per laureandi, studenti erasmus, donne incinta e studenti che abbiano problemi di salute tali da richiedere particolari forme di tutela. In questo caso gli esami si terranno dopo il settimo giorno dalla data prescelta dello sciopero. 

Le motivazioni

Diverse le motivazioni che portano nuovamente il personale docente e i ricercatori a incrociare le braccia. Spiegate in una nota diffusa dal Movimento, che richiede una legge specifica affinché:

1) Le classi e gli scatti stipendiali dei Professori e dei Ricercatori Universitari e dei Ricercatori degli Enti di Ricerca Italiani aventi pari stato giuridico, bloccati nel quinquennio 2011-2015, vengano sbloccati a partire dal 1° gennaio 2015, anziché, come è attualmente, dal 1° gennaio 2016; beneficiari di tale sblocco devono essere tutti i Professori e Ricercatori delle Università e degli Enti di ricerca italiani aventi pari stato giuridico che erano in servizio al 1° gennaio 2015.
2) Il quadriennio 2011-2014 sia riconosciuto ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal 1° gennaio 2015; beneficiari di tale riconoscimento devono essere tutti i professori e i ricercatori delle Università e degli Enti di ricerca italiani aventi pari stato giuridico che erano in servizio al 1° gennaio 2015.
3) Venga annullata la nota del MIUR Prot. n. 6565 del 29 maggio 2017 per la parte che sancisce che le tipologie di professori di prima e seconda fascia, assunti nel periodo 2011-2015 ai sensi degli Artt. 18 e 24 della legge 240/2010, o della legge 230/2005 con procedure successive all’entrata in vigore della legge 240/2010, siano da assoggettare al blocco delle classi e degli scatti per il quinquennio 2011-2015.
4) Vengano stanziati 80 milioni di euro ai fini di incrementare il “Fondo integrativo statale per la concessione delle borse di studio” per gli studenti universitari.
5) Vengano messe a disposizione risorse per la messa a concorso di 6mila posti per professori associati, 4mila per professori ordinari, riservate almeno per il 90% a cambiamento di fascia o ruolo, nell’ambito della sede di appartenenza, del personale già in servizio, e di risorse per la messa a concorso di 4mila posti per ricercatori.

Studenti in rivolta

Al centro della protesta, quindi, ci sono anche i diritti degli studenti e in particolare le borse di studio, tema già affrontato negli scorsi giorni dalle associazioni Link e Rete della conoscenza Puglia. Eppure chi rischia di soffrire maggiormente dell'aut aut dei docenti sono proprio i ragazzi, che chiedono alle istituzioni possibili soluzioni per evitare lo sciopero. "Gli studenti non possono e non devono essere - spiega Marialuisa Marozzi, senatrice di Up (Università protagonista) le reali vittime di tutta la mobilitazione. Rispettiamo la decisione della classe docente di aderire ad uno sciopero nazionale atto a tutelare i loro diritti, ma è doveroso garantire a tutti gli studenti della nostra Università la possibilità di proseguire il proprio percorso accademico senza intoppi o ritardi".

Ritardare la sessione estiva rischia infatti di creare intoppi importanti alla carriera degli iscritti, visto che precede le scadenze per presentare domanda per la borsa di studio Adisu o per partecipare al programma Erasmus.

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