"Nessuna risposta su stipendi e futuro": annunciati tre giorni di sciopero in Gazzetta

Il giornale non sarà in edicola fino al 19 gennaio. Ai giornalisti non sono state pagate le ultime mensilità dello stipendio

Altri tre giorni di sciopero - con la mancata uscita in edicola - a conclusione dei 10 già annunciati a inizio gennaio. Prosegue la protesta dei giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno, dopo che la testata pugliese è stata commissariata dal Tribunale di Catania per il sequestro che ha investito l'editore Ciancio Sanfilippo, proprietario della maggioranza delle azioni del quotidiano.

Una situazione che ha portato al mancato pagamento degli stipendi dei giornalisti da due mesi - percependo solo il 40 per cento delle retribuzioni a novembre, ad esempio -, per cui non sembra intravedersi luce in fondo al tunnel, visto che i due amministratori giudiziari nominati dal tribunale ancora non rispondono alle richieste dei giornalisti sul futuro della testata e, di conseguenza, del loro lavoro. Il giornale quindi, tranne se saranno annunciati nuovi scioperi, tornerò in edicola il 19 gennaio. Di seguito la nota della redazione della Gazzetta:

Cari Lettori,
la Vostra e nostra Gazzetta da domani e per tre giorni non sarà in edicola per uno sciopero proclamato dal Comitato di redazione al quale l'Assemblea aveva affidato nei giorni scorsi un pacchetto di dieci giornate di astensione dal lavoro, la prima delle quali è stata indetta lunedì scorso, 7 gennaio. Pertanto, torneremo in edicola nella giornata di sabato 19 gennaio prossimo.
Come sapete, ormai da settimane i lavoratori della Gazzetta del Mezzogiorno sono impegnati in una vertenza quanto mai complicata. La confisca della Edisud Spa, società che edita il nostro giornale, disposta dal Tribunale di Catania sezione misure di prevenzione nell'ambito di un procedimento della Procura siciliana, ha amplificato le difficoltà di una situazione finanziaria ed economica già difficile. Il successo del Gazzetta Day, occasione in cui avete dimostrato tutto il vostro affetto e per la quale vi ringraziamo ancora, ha testimoniato quanto sia importante questo giornale per voi tutti.
Purtroppo, tutto questo non è bastato. Dallo scorso novembre lavoriamo senza percepire lo stipendio, fatto salvo un piccolo acconto. Lo abbiamo fatto con grande spirito di sacrificio e con il solo obiettivo di continuare a garantire alle comunità pugliese e lucana il diritto a informarsi, sancito dalla Costituzione. Per questo nostro sacrificio non abbiamo mai ricevuto una sola parola di ringraziamento e incoraggiamento dai nostri datori di lavoro e dalla loro dirigenza.
I due amministratori giudiziari nominati dal Tribunale di Catania e il direttore generale dell'azienda che continua a godere della loro fiducia non rispondono alle nostre istanze. Se lo fanno, non forniscono le informazioni richieste e in ogni caso non ci fanno sapere se, quando e in quale misura il nostro lavoro verrà retribuito. Un silenzio assordante, specie perché proviene da rappresentanti dello Stato, tali sono infatti gli amministratori giudiziari, la cui azione sembra stridere con la finalità della norma e le stesse aspettative dei magistrati.
Val la pena a questo proposito ricordare quanto riferito dal sostituto procuratore di Catania, Fanara, il 25 settembre 2018, in occasione della conferenza stampa sul sequestro-confisca ai beni dell'editore Ciancio Sanfilippo. "A differenza degli imprenditori noi abbiamo dei fini sociali, l'occupazione è il valore sociale dell'impresa per noi è importante nella misure di prevenzione. Noi dobbiamo riportare le azienda da un lato a un utile, dall'altra parte a produrre un bene socialmente utile". E ancora: "Partiamo da una situazione pessima, pensiamo che non sia stata più grave di come sia adesso (...). Pur tuttavia cercheremo di fare l'impossibile anche in ordine al livello occupazionale...e speriamo di avere la possibilità, la professionalità, le capacità di rilanciare addirittura il gruppo imprenditoriale, nell'ambito della piena libertà di editoria e di pensiero".
L'unica proposta più volte ribadita consiste in un piano di "lacrime e sangue" del tutto disgiunto da qualsiasi ipotesi di rilancio del giornale. Più volte abbiamo ribadito che siamo disposti ad affrontare sacrifici come del resto accade ormai da anni. Ma i fatti dimostrano che, in assenza di un serio piano editoriale e industriale, la politica dei tagli fine a se stessi si rivela inutile per non dire dannosa.
Cari Lettori, continueremo ad aggiornarvi sullo stato della nostra vertenza, certi che comprenderete i motivi di una decisione così sofferta e che saprete, come sempre, farci sentire tutto il Vostro sostegno.

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