"Ricevuti contributi statali che non gli spettavano": sequestrate tre serre ai fratelli Ciccolella

Secondo quanto emerso dalle indagini, i tre avrebbero ricevuto incentivi per la costruzione di impianti fotovoltaici, senza che quest'ultimi fossero legati alla produzione di fiori. Un obbligo previsto dalla legge

Sono finiti sotto sequestro preventivo tre grandi impianti destinati a serre, insieme agli impianti fotovoltaici che li alimentano, ubicati a Terlizzi e di proprietà dell'azienda Sunflower Srl. L'operazione del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Bari e della Tenenza di Molfetta della Guardia di Finanza, segue le attività di indagine della Procura di Trani nei confronti dei tre responsabili dell'azienda con sede legale a Roma: i fratelli Vincenzo Corrado e Antonio Ciccolella, già al centro di un'inchiesta sul fallimento del loro gruppo.

Le indagini

I tre imprenditori di Molfetta, attivi nel settore florovivaistico ed energie alternative, sono indagati per truffa. Secondo quanto scoperto dagli inquirenti, infatti, gli impianti fotovoltaici avrebbero ricevuto contributi economici eccessivi per l'ampiezza dell'attività agricola. Come spiega la Guardia di finanza

I tre impianti fotovoltaici erano fittiziamente al servizio dei rispettivi impianti serricoli; infatti solo un corpo di circa 5.000 metri quadrati dell'impianto c.d. Terlizzi 3 (serra 3) era coltivato dall’anno 2014; mentre, gli impianti c.d. Terlizzi 1, Terlizzi 2 e due corpi (serra 4a e serra 4b) di circa 7.000 metri quadri del citato impianto Terlizzi 3, non presentavano coltivazioni

Una sproporzione che sarebbe confermata anche dai dati contabili della società. Il Decreto ministeriale impone che per accedere ai contributi ci deve essere "esercizio effettivo, reale, di coltivazioni agricole o floricoltura in 'serre fotovoltaiche'", da qui la necessità dell'esistenza di una reale attività e produzione agricola. 

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"Impianti realizzati per avere gli incentivi"

Da qui il decreto di sequestro richiesto dal pm Silvia Curione, che ha riguardato anche denaro e beni per un valore totale di circa otto milioni di euro. Secondo quanto emerso dalle indagini, i tre imprenditori avrebbero quindi venduto l'energia elettrica prodotta, approfittando comunque degli incentivi legati all'attività di floricoltura. Attività praticamente inesistente, anche se i contributi statali erano legati solo a quest'ultima.

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