Soffocò nel sonno la figlia neonata: un bimbo di tre anni unico testimone

Il piccolo ha testimoniato mimando i gesti che avrebbe visto fare all'imputato, accusato di aver ucciso la piccola in ospedale

Avrebbe ucciso la figlia di tre mesi soffocandola mentre era ricoverata in ospedale. Unico testimone dell'omicidio della piccola Emanuela, morta il 12 febbraio 2016, un piccolo di tre anni e tre mesi, che nel corso delle indagini, ha testimoniato mimando i gesti che avrebbe visto fare al padre della bambina, Giuseppe Difonzo, accusato del delitto.

I gesti mimati e le parole dette dal bambino sono state riportate oggi in aula dallo psicoterapeuta Ignazio  Grattaliano, che ha raccolto la testimonianza del piccolo, ricoverato nella stessa stanza della bambina. Aiutandosi con un bambolotto, ha mimato quello che il bimbo di tre anni gli aveva fatto vedere durante un’audizione protetta disposta durante le indagini: il padre che premeva sulla fronte, sul viso, sul collo e poi sulla pancia della bambina, fino a provocarle una crisi respiratoria. Poche ore dopo l'episodio raccontato dal bambino, la bimba morì in seguito ad un'altra crisi.

Secondo la Procura, il padre della bambina l'avrebbe soffocata nel sonno durante un ricovero in ospedale. La piccola era già stata ricoverata per 67 giorni in meno di tre mesi per altre crisi provocate, secondo l'accusa, sempre dal padre. 

Il prof. Roberto Catanesi, lo psicopatologo forense che ha eseguito una perizia psichiatrica sull'imputato, oggi ha desposto in aula confermando un «disturbo della personalità dai tratti istrionico-narcisistici», ma ritenendo l'imputato comunque capace di intendere e volere. Il 10 dicembre la parola passerà proprio all’imputato, difeso dall’avvocato Antonello Contaldi, che se vorrà si sottoporrà all’esame, e poi ai testimoni della difesa.

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