Lotta per il controllo dello spaccio a Gravina: due arresti per il tentato omicidio di Nicola Mangione

L'episodio nel gennaio 2018: il 44enne, tornato in libertà pochi mesi prima dell'agguato, sarebbe finito nel mirino perchè stava cercando di imporsi nelle attività di spaccio, destabilizzando gli equilibri criminali del luogo

Sei colpi di pistola per eliminare un 'cane sciolto', che dopo il suo ritorno in libertà stava cercando di imporsi autoritariamente nelle attività di spaccio, 'turbando' gli equilibri criminali locali. Sarebbe questo lo scenario dietro il tentato omicidio di Nicola Mangione, avvenuto a Gravina l'8 gennaio 2018. I militari della locale stazione, insieme a quelli della Compagnia di Altamura, hanno dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere con la quale il Gip presso il Tribunale di Bari, Antonella Cafagna, condividendo l’attività di indagine coordinata dal sostituto procuratore della DDa Marco D’Agostino, ha riconosciuto l’esistenza di gravi indizi di colpevolezza nei confronti di Vincenzo Mangione, 36enne e Michele Loglisci, 44enne, entrambi pregiudicati di Gravina, ritenuti gli autori dell'agguato a Nicola Mangione.

La sparatoria

La mattina dell’08 gennaio 2018, Mangione fu sorpreso dai sicari che esplosero al suo indirizzo almeno sei colpi d’arma da fuoco, dei quali uno attinse il piede sinistro che gli cagionò  lesioni guaribili in dieci giorni. Il sopralluogo  consentì  di stabilire fin da subito che gli autori avevano verosimilmente organizzato nei dettagli l’azione di fuoco con l’intenzione di sorprendere il 44enne mentre rientrava a casa e di ucciderlo. Emerse infatti che, dei sei colpi esplosi da una pistola cal. 9X21,  fatta eccezione per quello che aveva attinto la vittima al piede, le restanti ogive si erano conficcate, ad altezza uomo, sulle pareti di un edificio e non avevano colpito il 44enne solo perché questi si era accorto dei killer e, con una pronta reazione, aveva trovato riparo, dapprima dietro un’autovettura parcheggiata, poi raggiungendo le palazzine che si trovavano in zona. 

Il movente

Le indagini, anche di natura tecnica, hanno consentito di stabilire che il proposito criminale di eliminare Mangione era  maturato negli ambienti criminali  locali in quanto "questi, conclusa la sua condanna, voleva imporre autoritariamente la sua presenza sul territorio con attività delittuose prevalentemente  legate allo spaccio di sostanze stupefacenti, destabilizzando così gli equilibri criminali già presenti in Gravina in Puglia". E’ in questo contesto che sono stati identificati i due presunti autori del tentato omicidio e cristallizzato il ruolo di Vincenzo Mangione, considerato autore materiale dell’azione di fuoco,  mentre Loglisci avrebbe svolto funzione di copertura. Nei confronti di entrambi, la Procura della Repubblica contesta altresì la premeditazione e l’aggravante del metodo mafioso, per le modalità efferate con le quali è stata compiuto il delitto ovvero  per aver agito a volto scoperto,  in maniera eclatante, in pieno giorno ed in luogo pubblico.

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