"Sulla morte di Ambra non cali il silenzio, noi trans sole e invisibili"

A meno di un mese dall'omicidio della 40enne, uccisa a San Giorgio, le amiche hanno organizzato una commemorazione e dicono: "Vogliamo portare alla luce la nostra realtà, tante di noi costrette a vivere ai margini"

Foto in basso - Alessia e Mina con i fiori realizzati per Ambra

"Dopo la morte di Ambra c'è stato solo silenzio. A parte gli articoli di giornale pubblicati il giorno dell'omicidio, più nulla, del suo caso non si è più parlato. Ma noi speriamo che le istituzioni si stiano muovendo, che si arrivi alla verità su chi l'ha uccisa". Alessia è una delle amiche di Ambra, la transessuale di 40 anni trovata morta lo scorso 23 settembre nella sua auto a San Giorgio, uccisa con una coltellata alla base del collo. E' lei a farsi portavoce delle ragazze transgender che, insieme, hanno deciso di organizzare una commemorazione dedicata alla loro amica che non c'è più. Questa sera alle 19, nella parrocchia di San Sabino, si ritroveranno per una messa in ricordo di Ambra.

Un modo, spiega Alessia, "per riconoscerle la sua identità", ma anche "per dare voce al silenzio" intorno alla vicenda. E per accendere una luce su un mondo ancora troppo "invisibile", fatto di persone costrette a vivere ai margini, messe all'angolo dai pregiudizi e dalle discriminazioni. Dopo la morte di Ambra, la paura è tanta. Perchè forte è il timore che dietro l'omicidio ci siano proprio ragioni legate al suo essere transessuale. "Ci sono tra noi ragazze che per necessità sono ancora costrette a lavorare in strada, sono spaventate", dice Alessia.

Ma a far paura è anche l'isolamento, il silenzio, lo stigma sociale che spesso non lascia alternative nelle scelte di vita. "Purtroppo a Bari non esiste ancora un'associazione, una realtà che si occupi esclusivamente delle nostre problematiche, come accade per gli omosessuali. Ad esempio, in città questo è il quinto caso di morte di una trans, ci sono stati dei suicidi. Ed è una situazione che va vista, va resa visibile, perchè altrimenti si lasciano le persone nelle mani di nessuno. C'è chi non ha il supporto familiare, c'è chi non ha un lavoro. Anche il fatto di dover stare sulla strada a lavorare è una scelta obbligata, siamo costrette: o quello o niente". 

E invece - è questo l'appello lanciato da Alessia - basterebbe poco per rompere quel cerchio di solitudine ed emarginazione, e per mettere chi ne ha bisogno nelle condizioni di chiedere aiuto. "Ho chiesto al Comune di darci una stanza, un posto dove poterci incontrare personalmente. Se ci fossero delle opportunità di inserimento lavorativo, ad esempio attraverso bandi che mirano all'inclusione sociale, tante ragazze non avrebbero necessità di prostituirsi. Si potrebbe pensare di raggiungere le trans che sono sulla strada, per capire se c'è bisogno di prestare aiuto, se ad esempio stanno subendo pressioni, minacce. Allora una potrebbe parlare, non si arriverebbe alla morte. Perchè per tante di noi il futuro è sempre un tunnel".

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