Scarti animali per produrre mangimi, indagate due società del barese

Gli amministratori delegati di due aziende di Noicattaro e Conversano tra i 68 indagati per una pericolosa truffa nella produzione di mangimi per animali, scoperta in seguito a indagini condotte dagli uomini del Corpo forestale a Trani

Ci sono anche gli amministratori delegati di due società del barese - rispettivamente di Conversano e Noicattaro - tra i 68 indagati (tra i quali anche 13 medici veterinari e un biologo) dell'inchiesta sulla frode scoperta dopo indagini condotte dal Corpo forestale dello Stato in seguito a emissioni maleodoranti provenienti dallo smaltimento di rifiuti pericolosi da parte della ditta Idrapo di Trani.

LE IRREGOLARITA' - Dall'inchiesta è emerso che sottoprodotti e scarti di origine animale che dovevano essere smaltiti come rifiuti in realtà sarebbero finiti nella catena di trasformazione per produrre mangimi per animali e quindi nella catena alimentare. Un provvedimento cautelare era già stato disposto dalla Procura di Trani nel 2010 nei confronti della Idrapo. Dai controlli, emerse che l'impianto di lavorazione di scarti animali lavorava in assenza di autorizzazioni, in particolare di quella ambientale. Sotto la lente d'ingrandimento degli inquirenti finì il processo di trasformazione dei sottoprodotti di origine animale (Soa) per la produzione e il commercio di farine animali (i cosiddetti 'ciccioli') e dei grassi colati, impiegati per la formulazione di fertilizzanti. Gli indagati sono accusati, a vario titolo, di associazione per delinquere finalizzata al compimento di diversi reati quali il traffico illecito di rifiuti, falso ideologico, frode in commercio, truffa aggravata, emissione di fatture a fronte di operazioni inesistenti, sino alla dichiarazione fraudolenta mediante l'uso di fatture per operazioni inesistenti. A carico di alcuni veterinari in servizio nei macelli è ipotizzato il reato di omissione in atti d'ufficio, perché con il loro comportamento avrebbero innescato le condotte illecite.

I CONTROLLI - I controlli sono stati incentrati sul tipo di lavorazione e le autorizzazioni relative ai Sottoprodotti di origine animale (Soa) di categoria 1 e 3; i primi, in particolare, identificabili nelle carcasse di animali morti per cause diverse dalla macellazione e perciò materiali specifici a rischio, classificati come rifiuti speciali. Materiali che, se immessi nella catena alimentare quali mangimi, possono determinare un elevato rischio per la salute umana.

GLI INDAGATI - Tra gli indagati, accusati anche di aver fatto miscelare gli scarti al fine di produrre materie prime da commercializzare illegalmente, ci sono gli amministratori di quattro società che nel periodo sotto inchiesta hanno gestito gli impianti di transito, vale a dire Ecospano snc di Bovino (Foggia), Tsa Sud srl di Francavilla Fontana (Brindisi), F.lli De Carlo snc di San Pietro in Lama (Lecce), Adriagrass srl di Silvi Marina (Teramo); nonché dei macelli 'Comunale' di Foggia, della ditta Mescia Rocco & F.lli srl di Foggia, di Noicattaro (Bari), Conversano (Bari) e Fasano (Brindisi). Nel periodo di indagine la Idapro ha immesso sul mercato 3.200 tonnellate di grasso, diretto all'alimentazione dei polli allevati in rilevanti realtà economiche del centro-nord Italia, in Albania. Alcune partite erano dirette ad allevamenti spagnoli, gli unici ad accorgersi della pessima qualità della materia prima fornitagli. Gli investigatori hanno, inoltre, acclarato un ulteriore traffico intrattenuto con altri 'colatori' di aziende di trasformazione di 'Soa' campane. Il giro di fatture inesistenti ammonterebbe invece a circa 480.000 euro.

(Ansa)
 

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