Bari non è una città per ciclisti. Cittadini e associazioni: "Più sicurezza"

L'incidente di San Girolamo, nel quale ha perso la vita il 57enne Vincenzo Memola, riaccende l'allarme sui pericoli per ciclisti e pedoni in una città dove spesso mancano infrastrutture e senso civico

Il luogo in cui è avvenuto l'incidente in cui h perso la vita Vincenzo Memola

Bari non è una città per ciclisti. O meglio, è solo a misura di auto, dove molto spesso regna l'inciviltà, accompagnata a uno scarso rispetto del codice stradale. Vincenzo Memola aveva inforcato la bici come ogni mattina per cominciare un'altra giornata di lavoro, nel suo chiosco di fiori nei pressi del cimitero, ma un' auto pirata lo ha travolto su un cavalcavia di via Respighi, a San Girolamo, fuggendo senza prestargli soccorso.

E' l'ennesima vittima in una città da tempo impegnata a cambiare le proprie abitudini, ma nella quale c'è da fare ancora un enorme lavoro di educazione stradale. Proprio nel quartiere marinaro a nord della città, negozianti e cittadini chiedono da tempo più sicurezza, specie in prossimità delle zone più frequentate e delle scuole, dove non mancano Suv e auto di grossa cilindrata che sfrecciano indisturbati tra le stradine e il lungomare ancora in attesa di essere riqualificato.

Un rischio continuo per passanti e amanti delle due ruote. Lo schianto mortale di ieri, unito ad altri due incidenti avvenuti nella stessa mattinata ha riacceso il dibattito su una Bari a misura di pedoni e ciclisti, oltre che sulle prospettive del biciplan barese, in via di realizzazione, pista per pista. Servono tempo e soldi, ed è auspicabile confronto permanente tra Comune e associazioni con lo scopo di migliorare la qualità dei percorsi.

Tra queste, 'Ciclospazio', da anni impegnata al servizio di una città bike-friendly, invoca misure efficaci per aumentare la sicurezza dei ciclisti: "Vorremmo più zone 30 in tutta la città - spiega il presidente Davide Morelli - più dissuasori e autovelox oltre, ovviamente, a una maggiore presenza di piste ciclabili". Quando queste ci sono però, non vengono usate correttamente: "Spesso - prosegue Morelli - vi transitano pedoni, trolley e passeggini. In altri Paesi d'Europa tutto questo non sarebbe possibile. Da noi c'è una mentalità troppo permissiva verso i comportamenti sbagliati". 

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