Lotta alla Xylella, "Il monitoraggio? Molte piante asintomatiche, l'ispezione visiva non basta"

L'intervento di Domenico Ragno, ex direttore Arif: "Come per il Coronavirus, ci sono piante colpite che possono non mostrare sintomi per anni". I recenti casi di Locorotondo? "Con un campionamento diverso forse sarebbero stati scoperti prima"

La lotta alla Xylella? Limitarsi a rilevare le piante che ne presentano già i segni non basta. L'azione di contrasto al batterio killer degli ulivi (e non solo), ormai arrivato anche nel Barese, deve puntare soprattutto ad individuare con anticipo le piante 'asintomatiche', nelle quali l'infezione può restare latente anche per anni prima di manifestarsi. Ne è convinto Domenico Ragno, ex commissario ed ex direttore dell'Arif (l'agenzia regionale per le Attività Irrigue e forestali che ha guidato dal 2016 a inizio 2019), che a pochi giorni dall'avvio dal monitoraggio annuale effettuato dall'agenzia, interviene sostenendo la necessità di rivederne le modalità. 

"Secondo gli studi dell'Efsa (l'Autorità europea per la sicurezza alimentare, ndr) i sintomi nelle piante attaccate dal batterio possono Arif Domenico Ragno-2apparire fino a quattro anni dopo l'infezione". Attualmente però - ricorda Ragno - gli standard previsti da Bruxelles prevedono solo, nelle attività di monitoraggio, l'ispezione visiva: il prelievo del campione, cioè, scatta soltanto se tra le specie ospiti (la Xylella non attacca solo l'olivo ma anche numerose altre piante tra cui ciliegi e mandorli, altre coltivazioni tipiche del territorio pugliese) ci sono piante che mostrano sintomi. Così però - sottolinea Ragno - sfuggono all'individuazione tutte quelle piante che, pur apparentemente sane, potrebbero essere già state infettate. "E' come per il Coronavirus - spiega l'ex direttore dell'Arif scegliendo un paragone di stretta attualità -  Ci sono probabilmente la gran parte di piante asintomatiche che a loro volta, dopo un certo periodo, trasmettono l'infezione. Quindi, se ci limitiamo a fare, come per il Coronavirus, il 'tampone' solo a quelle che hanno i sintomi, ci sfugge completamente tutta la parte asintomatica". 

Limitandosi a cercare solo i segni del contagio, insomma, si 'concede' all'infezione il tempo di avanzare, anziché intercettarla in anticipo. In questo senso, la recente scoperta di ulivi infetti nel territorio di Locorotondo non sarebbe che una conferma. "In quella zona - racconta Ragno - le squadre dell'Arif ci erano già state due volte, sia nel 2018 che 2019, e non è mai stato notato nulla. Probabilmente però quelle piante erano già infette, se avessimo fatto un campione casuale tra le piante presenti probabilmente ci saremmo accorti della presenza del batterio, e avremmo avuto uno o due anni di anticipo sulla constatazione della presenza della Xylella".

Nel monitoraggio 2016-2017 - ricorda l'ex direttore Arif - la Puglia aveva adottato un approccio simile, prelevando comunque un campione per ogni ettaro, a prescindere dalla presenza di segni di Xylella. Un metodo successivamente abbandonato per passare alla sola ispezione visiva, prescritta dalle norme europee. Eppure quell'approccio alcuni risultati li aveva dati, evidenzia Ragno, facendo l'esempio dell'ulivo infetto scoperto ad Ostuni: "Era a 20 km dall'ultimo focolaio, però proprio grazie a quel monitoraggio, in maniera casuale abbiamo scoperto che era infetto. Non presentava sintomi, era indenne, però dalle analisi del dna si scoprì che era stato attaccato e fu abbattuto. In quella zona ci siamo arrivati dopo due anni. Quello per certi versi era già un segnale, ed è stato scoperto grazie a quel tipo di campionamento". Al momento, invece, il monitoraggio a campione sugli alberi non sintomatici è previsto solo su due km, al confine tra la fascia di contenimento e quella di cuscinetto, con un prelievo random di cinque campioni per ettaro: "Ma non basta", ribadisce Ragno, perché restano fuori gli altri 28 km del territorio monitorato, tra zona di contenimento e zona cuscinetto.

"Con la Xylella ci giochiamo tutto sulla prevenzione: prima arriviamo, prima limitiamo il danno". E prevenire significa sia mettere in campo quelle azioni di contrasto alla sputacchina (dalle arature preventive ai trattamenti che consentono di bloccare il vettore, "laddove i terreni sono più curati, abbiamo più possibilità di riuscire a rallentare l'infezione") sia riuscire ad individuarne quanto prima la diffusione: "Un monitoraggio precoce del vettore - ricorda Ragno - serve proprio ad evitare danni maggiori e abbattimenti".

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(Foto articolo: Domenico Ragno, fonte Arifpuglia.it)

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