Crisi Bosch, 620 posti a rischio: Regione pronta a finanziare riconversione "ma esuberi sono inaccettabili"

La situazione dello stabilimento barese esaminata al Mise. L'assessore regionale Borraccino: "Pronti ad accordo di programma per sostenere riconversione, ma ci batteremo contro riduzione dell'occupazione". I sindacati: "Servono soluzioni strutturali"

Da una parte "la crisi del mercato del diesel" e la necessità, da parte dell'azienda, di avviare una rincoversione produttiva, dall'altra la necessità di tutelare i lavoratori, salvaguardando l'occupazione. La situazione dello stabilimento Bosch di Bari-Modugno è stata oggi al centro di un tavolo convocato a Roma al Ministero dello Sviluppo economico, al quale hanno partecipato vertici della società, sindacati e Regione Puglia, rappresentata dall'assessore Mino Borraccino.

Il piano di riconversione e i "620 esuberi entro il 2020"

A riassumere gli esiti della riunione è in una nota lo stesso assessore. Nel corso dell'incontro i rappresentanti di Bosch "hanno evidenziato come la società stia progressivamente riconvertendo tutta la sua attività produttiva in ragione della costante riduzione di fatturato (registrato negli ultimi anni) dovuta alla significativa contrazione che ha subito il mercato del diesel, sia in Italia che in Europa. Stando alle stime prospettate, tale tendenza proseguirà nei prossimi anni sino a far registrare, nel 2030, una perdita pari addirittura al 90% circa della quota di mercato “diesel” in Europa, con inevitabile contrazione dei livelli occupazionali". Il gruppo sarebbe quindi orientato ad un duplice processo di riconversione, sia verso la mobilità elettrica che verso settori diversi rispetto all'automotive. Un processo che però potrebbe avere contraccolpi pesantissimi in termini di occupazione: "Il Piano di investimento prospettato dai vertici della Bosch intervenuti all’incontro, relativo all’impianto di Bari/Modugno - spiega ancora Borraccino nella nota - ammonta, complessivamente, a circa 40 milioni di euro con la previsione di 620 esuberi entro il 2020" (su circa 1840 lavoratori impiegat, ndr).

Il "no" della Regione: ok a finanziamenti ma senza esuberi

Un piano bollato come inaccettabile dalla Regione. "Ho evidenziato - afferma Borraccino - come questa prospettiva sia del tutto inaccettabile e ci batteremo in ogni sede affinché non si concretizzi una così significativa riduzione dei livelli occupazionali". "Sussiste certamente - prosegue l'assessore - la volontà del governo regionale di sottoscrivere un apposito accordo di programma che consenta a Bosch di realizzare il suo Piano di Investimenti, garantendo anche un cofinanziamento regionale nella misura massima che le limitate risorse disponibili renderanno possibile, così come abbiamo evidenziato la nostra disponibilità a finanziare l’attività formativa con le risorse regionali messe a disposizione con il bando “Avviso 4/2016”, ma presupposto indispensabile e inderogabile perché questo possa avvenire è che non ci sia alcun esubero, con l’unica possibile eccezione di un accordo con i sindacati, sottoscritto tra le parti dinnanzi al Governo, che possa prevedere incentivi all’esodo volontario. Ma 620 esuberi non possono essere accettati". La Regione avrebbe quindi chiesto a Bosch di investire "con coraggio nella riconversione dello stabilimento di Bari/Modugno, in un’ottica di nuova politica industriale più aderente alle nuove richieste del mercato", ma in modo da "preservare tutti i posti di lavoro". 

I sindacati: serve piano strutturale per Bari

In una nota, la Fim Cisl ha commentato gli esiti della riunione odierna, tornano a chiedere che la Regione "mantenga gli impegni sulla formazione", e che per lo stabilimento di Bari siano trovate "soluzioni strutturali e di lungo termine". "Bisogna affrontare da subito la questione, vista la disponibilità del governo con Invitalia, ammortizzatori sociali che però hanno una scadenza e gravano sul reddito dei lavoratori per centrare entro il 2022 l’obiettivo industriale che porti alla saturazione dell’impianto. Come Fim Cisl abbiamo chiesto e ottenuto un’incontro specifico a Bari e soprattutto incalzeremo la Regione Puglia affinché la disponibilità di sostegno ai lavoratori si tramuti in fatti. È chiaro che non resteremo a guardare qualora il prossimo incontro a Bari non portasse un piano industriale che metta al centro lo sviluppo del sito di Bari e dei suoi 2.000 lavoratori". "Noi chiediamo al Governo - dichiarano Gianluca Ficco, segretario nazionale Uilm responsabile sei settori auto e elettrodomestici, e Riccardo Falcetta, segretario della Uilm di Bari e coordinatore nazionale Uilm del gruppo Bosch - due linee di azione fra loro strettamente connesse: sostenere la diversificazione della produzione, anche con assegnazioni diverse dal diesel, e rallentare le politiche di uscita dal diesel, che oggi risentono di molti pregiudizi. Si pensi ad esempio che il diesel di ultima generazione euro6 emette fino al 15% di emissioni CO2 in meno rispetto a auto benzina paragonabili e che tutt’ora le auto elettriche azzerano il loro impatto ambientale rispetto al diesel solo dopo 90.000 km. Da parte sua alla Direzione aziendale chiediamo un piano più concreto e robusto, tale da azzerare gli esuberi entro il 2022, ultimo anno traguardato dall’accordo sindacale vigente e coperto da ammortizzatori sociali".

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