Crisi Coronavirus, l'appello di Fiva Confcommercio al premier Conte: "Il governo non dimentichi la nostra categoria"

Il presidente nazionale Giacomo Errico indirizza una lettera aperta a premier e ministri: "Combattere l'emergenza è un dovere a cui non ci sottrarremo, ma nelle misure non si dimentichi il commercio su area pubblica"

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

L'emergenza Coronavirus e le relative misure per il contenimento dei contagi stanno mettendo in crisi l'intero tessuto economico del Paese, con imprese e lavoratori chiamati a fare necessari sacrifici per superare l'emergenza sanitaria. Dal presidente di Fiva Confcommercio, Giacomo Errico, l'appello al governo a prevedere, tra le misure di sostegno alle aziende, anche provvedimenti specifici per il commercio su area pubblica.

L’emergenza in atto nel Paese, a seguito dell’epidemia COVID-19, rende certamente necessari gli interventi di salvaguardia della salute pubblica che si stanno susseguendo ormai a ritmo giornaliero. Al Paese e alle imprese è stato chiesto uno sforzo eccezionale e non saranno certo i commercianti su aree pubbliche a sottrarsi a un elementare dovere che li chiama in causa, prima ancora che come imprese, quali cittadini di uno Stato moderno.

Tuttavia nemmeno possiamo nasconderci le pesanti ricadute che, sul piano dell’intrapresa economica, l’emergenza ha prodotto e, presumibilmente, provocherà nei mesi a venire. Le notizie che ci pervengono prefigurano un lodevole intervento del Governo a sostegno dell’economia con un impegno finanziario straordinario. Abbiamo fiducia che, anche su questo versante, gli sforzi del Paese saranno riconosciuti.

Il commercio su aree pubbliche non ha il peso del comparto industriale né il prestigio dei grandi marchi o delle grandi firme. Ma rappresenta, con le sue 180.000 imprese, un quinto del dettaglio nazionale e, soprattutto, ha una rete di servizio che copre le esigenze tanto delle città quanto dei piccoli centri, spesso negletti dalla cosiddetta distribuzione moderna, svolgendo, con i suoi mercati, una funzione insostituibile soprattutto nei confronti della fascia più debole dei consumatori.

E’ a nome di queste imprese, quasi tutte a conduzione familiare e che traggono dall’esercizio dell’attività l’unica o la primaria fonte di reddito, che sento di rivolgervi un appello: nelle misure che sono in preparazione non dimenticate il commercio su aree pubbliche! 

Quanto si legge e di cui si ha notizia per il sostegno delle famiglie , del lavoro dipendente, dell’import-export, della filiera del turismo e della cultura sono cose del tutto necessarie. Ma anche il nostro settore ha necessità di sostegno: per il vertiginoso calo di fatturato, per le chiusure a ripetizione dei mercati e delle fiere, per la caduta di fiducia dei consumatori dovuta anche al (legittimo) timore per la diffusione del virus.

Vi è poi un’altra circostanza da non sottovalutare. Quandanche le cose si risolvessero nei tempi brevi previsti dai diversi Decreti, la ripresa sarà lentissima e ci vorrà del tempo prima che i mercati tornino ad essere i centri di servizio e di aggregazione che erano prima del virus. E la flessibilità di cui le nostre imprese sono dotate rischia di costituire una palla al piede per la mancanza di risorse che ne consentano la sopravvivenza oltre un certo limite fisiologico. Non a caso negli ultimi tre anni c’è stato un calo delle imprese attive.

La somma delle predette ragioni mi induce a chiedere una serie di interventi specifici per il settore. Probabilmente taluno o più rientreranno certamente nelle misure che il Governo sta preparando. A me preme, in questa sede, porre all’attenzione il problema e sensibilizzarvi su quanto i nostri operatori ci chiedono e che ho cercato di riassumere in dieci punti.

1. Concessione immediata di una indennità straordinaria esente da tassazione alle imprese di commercio su aree pubbliche pari a 3/12 del reddito d’impresa dichiarato per l’anno di imposta 2018 (eventualmente da conguagliare in più o in meno in sede di dichiarazione dei redditi per l’anno di imposta 2019).

2. Sospensione immediata delle imposte comunali sul suolo pubblico e sul prelievo dei rifiuti per il periodo 1 gennaio/30 giugno 2020 (con recupero graduale e rateizzato a partire dal 1 luglio 2021).

3. Sospensione degli adempimenti formali e dei versamenti erariali, contributivi e previdenziali per il periodo 1 gennaio/30 giugno 2020 (con recupero graduale e rateizzato a partire dal 1 luglio 2021).

4. Sospensione delle rate di mutuo, di qualsiasi genere, fino al termine dell’emergenza COVID-19.

5. Sospensione dell’applicazione degli studi di settore per l’anno di imposta 2020.

6. Sospensione del pagamento delle utenze relative alle abitazioni e alle sedi di impresa o magazzino fino al termine dell’emergenza COVID-19

7. Ricorso agli ammortizzatori sociali (CIG in deroga o straordinaria) per le imprese aventi personale dipendente

8. Facilitazioni per l’accesso al credito di garanzia da parte delle piccole imprese di commercio su aree pubbliche

9. Incentivazione per l’esodo (in analogia con i lavori usuranti)

10. Immediato rinnovo (non proroga) per legge nazionale delle concessioni di commercio su aree pubbliche secondo quanto previsto dall’emendamento 12.70 (poi ritirato) al Decreto Milleproroghe (A.C.2325)

Non so se queste cose saranno tecnicamente e finanziariamente possibili. Ritengo che una buona parte si possa fare. Noi faremo la nostra parte, con responsabilità. Ma con altrettanta forza e altrettanta responsabilità ci sentiamo di dover chiedere alle massime Istituzioni del Paese che queste chiusure temporanee non si traducano in abbandoni forzati dell’attività. Ne perderemmo noi ma, ne siamo certi, ne perderebbe anche il Paese. Sono necessari interventi forti per sostenere liquidità e reddito delle imprese e di chi lavora.

Torna su
BariToday è in caricamento