Sirti, operai in protesta bloccano la tangenziale

Quattro ore di sciopero per i 250 lavoratori pugliesi che stanno rischiando la cassa integrazione. Quarantacinque di loro sono stati già colpiti dal provvedimento. All'azienda chiedono che fine ha fatto il piano di riorganizzazione

Operai della Sirti in protesta davanti alla sede di Roma

“Se il numero degli appalti è sufficiente a soddisfare appieno l’impiego di tutti i lavoratori pugliesi e italiani in genere, perché l’azienda preferisce subappaltare e mandare a noi operai lettere di cassa integrazione?”. E’ la domanda che ha portato i 250 lavoratori della Sirti di Puglia a bloccare, questa mattina, l’uscita 6 della tangenziale di Bari (quella che porta verso la zona industriale e il quartiere Stanic) per uno sciopero di quattro ore. Quarantacinque di loro sono stati raggiunti, “senza alcun tipo di preavviso”, dice il segretario della Fiom Cgil, Edoardo Carli, dal provvedimento: “Non sappiamo se nelle prossime ore la lista si allungherà. E’ possibile, visto che dall’azienda non ci hanno dato dei nominativi definitivi”. E se questa cassa integrazione dovesse protrarsi per tutto l’anno, “si arriverà alla mobilità”.

Insomma, la storia sindacale legata alla Sirti si protrae da qualche tempo. Nel 2008, “il debito da 470 milioni di euro. Due anni dopo, i primi 12 mesi di cassa integrazione” ma i rapporti con i lavoratori non si sono interrotti: “Ci avevano garantito lungimiranza sui posti di lavoro e un piano di riorganizzazione. Siamo stati d’accordo”. Ma dopo sei mesi di una seconda cassa integrazione da 24, ecco che l’azienda chiude. Neppure il tavolo al Ministero del Lavoro della scorsa settimana ha prodotto risultati. Ora sono in mille a rischiare l’occupazione (su 4mila addetti in Italia) e “in Puglia, il numero, non è neppure bene definito”.

Dopo aver spiegato che “in concomitanza con la cassa integrazione l’azienda ha disdetto tutti gli accordi aziendali”, il sindacalista – operaio spiega il motivo della manifestazione di stamane: “Vogliamo un nuovo tavolo per sapere che fine ha fatto la riorganizzazione”. E in attesa di questo nuovo confronto, “continueremo a mobilitarci”.

 

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