Tassa rifiuti sempre più cara frena lo sviluppo delle imprese

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Secondo l’Osservatorio Tasse Locali di Confcommercio, aumenti dovuti a inefficienze di gestione dei Comuni. Stabilimenti balneari, Alberghi, Esercizi di vicinato, Pubblici Esercizi, dettaglio ali-mentare ed intrattenimento e svago, le categorie merceologiche più tassate. La tassa rifiuti TARI continua a rappresentare un peso insostenibile e spesso ingiustificato, se si considerano le iniquità che la caratterizzano per le imprese del nostro territorio. Dai dati raccolti dal portale Confcommercio www.osservatoriotasselocali.it - strumento perma-nente dedicato alla raccolta e all’analisi di dati e informazioni sull’intero territorio relative alla tassa rifiuti (TARI) pagata dalle imprese del terziario - si conferma la continua crescita della tassa sui rifiuti, nonostante una significativa riduzione nella produzione dei rifiuti stessi, e i divari di costo tra medesime categorie economiche, sempre a parità di condizioni e nella stessa provincia. In particolare, prendendo a riferimento i dati del Comune di Bari che rispecchiano l’andamento medio a livello regionale, si evidenzia come le categorie tipo i distributori di carburanti, autola-vaggi, impianti sportivi con 5.09 €/mq, stabilimenti balneari con 3.89 €/mq, alberghi con risto-rante con 7.66 €/mq, alberghi senza ristorante con 7.34 €/mq, negozi di abbigliamento, librerie, cartolerie, ferramenta, calzature ed altri beni durevoli con 7.62 €/mq, edicole e tabaccherie con 10.01 €/mq, pubblici esercizi con 23.85 €/mq, dettaglianti alimentari con 16.20 €/mq, ortofrutta, pescherie e fiorai con 31.02 €/mq, discoteche con 12.20 €/mq, siano quelle più sofferenti. Dall’elaborazione dei dati di OpenCivitas (sito promosso dal Dipartimento delle Finanze e dalla SOSE per determinare i fabbisogni standard delle amministrazioni locali) la gran parte dei Comu-ni della nostra provincia continuano a registrare una spesa superiore rispetto ai propri fabbiso-gni. Un dato ancor più preoccupante, quello registrato nell’ultimo anno, considerando che proprio il 2018 avrebbe dovuto rappresentare una svolta. Dal 1 gennaio 2018, infatti, i Comuni avrebbero dovuto avvalersi anche delle risultanze dei fabbisogni standard nella determinazione dei costi relativi al servizio di smaltimento dei rifiuti. La situazione fotografata richiede risposte urgenti per avviare una profonda revisione dell’intero sistema che rispetti il principio europeo ‘chi inquina paga’ e tenga conto delle specificità di de-terminate attività economiche delle imprese del terziario al fine di prevedere esenzioni o agevo-lazioni per le aree che di fatto non producono alcun rifiuto e sulle quali invece continua ad esse-re calcolata integralmente la tassa. Ma soprattutto servono azioni concrete ed efficaci affinché si limiti la libertà fino ad ora conces-sa ai Comuni di poter determinare il costo dei piani finanziari includendo voci di costo improprie (come i costi del personale) e soprattutto che vincoli gli enti locali al rispetto di norme di legge come quella che li obbliga a tenere conto dei fabbisogni. “Ancora un volta – spiega il presidente di Confcommercio Bari/Bat, Alessandro Ambrosi, – siamo alle prese con una pressione fiscale e burocratica insostenibile che colpisce le piccole imprese di commercio, turismo e servizi, con adempimenti a getto continuo ai quali è arduo tener testa. Per questo ai rappresentanti delle amministrazioni comunali, chiedo una svolta prima di tutto culturale che si traduca in provvedimenti coerenti di snellimento del carico fiscale e burocratico. In tutti i comuni del comprensorio bisogna mettere tra i primi punti dell’agenda politica la ne-cessità di salvaguardare la rete distributiva esistente e di mettere le imprese nelle migliori con-dizioni per rimanere sul mercato. Una reale svolta fiscale e burocratica è la condizione di par-tenza per un rilancio della rete distributiva, a cui debbono accompagnarsi politiche incentivanti per valorizzare la risorsa delle nostre principali aree commerciali”.

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