All'Anfiteatro di Ponente di Molfetta in scena 'La vedova allegra' di Franz Lehàr

Sarà pure «scabroso le donne studiar», ma le umane vicende, specie se intessute intorno a un matrimonio che si deve fare a tutti i costi, sembrano essere sempre regolate dal vil denaro. Ne è un fulgido esempio «La vedova allegra» di Franz Lehár, operetta da sempre molto amata dal pubblico di ogni latitudine: sin dal debutto, che riscosse enorme successo, al Theater an der Wien, a Vienna, il 30 dicembre 1905. Adesso le leggiadre vicende che ruotano intorno alla ricca vedova Hanna Glawari tornano in scena in Puglia, in uno speciale allestimento promosso dall'associazione musicale Corale Polifonica «Sergio Binetti»domenica 14 luglioalle 20,30, sarà l'Anfiteatro di Ponente di Molfetta (via Enrico Fermi 11) ad ospitare la messinscena de «La vedova allegra» di Franz Lehár. Si accede su invito, ritirabile all'Infopoint turistico di Molfetta (Via Piazza 29), nella sede della Corale Polifonica (Vico 3° San Rocco, 6 - ore serali), Il Ghigno (Via Salepico 47), Cin Cin Bar (Corso Dante Alighieri 30). Infotel: 347.594.84.04.

L'evento, sostenuto dal Comune di Molfetta e da vari sponsor privati, avrà per protagonista il Coro e l'Orchestra dell'associazione «Sergio Binetti», diretti da Mirella Sasso, mentre la regia dell'allestimento sarà a cura di Caterina Tattoli. Ad interpretare i personaggi dell'operetta saranno Lucia de Bari (Hanna), Pantaleo Metta (Danilo), Leo Antonio de Gaetano (Niegus), Raffaella Montini(Valencienne), Carlo Monopoli (Camillo), Nicola Andriani (Barone Zeta). Il corpo di ballo dell'operetta è formato dall'ASD Scarpetterosa Academy di Molfetta, con le coreografie di Agnese Cassano.

La vedova allegra  è un'operetta in tre atti che Lehár musicò su libretto di Victor Léon e Leo Stein. L'ispirazione della storia è tratta dalla commedia «L'Attaché d'ambassade» del commediografo e librettista francese Henri Meilhac, che nel 1861 scrisse un piacevole vaudeville, divenuto celebre solo nel 1905, grazie proprio all'operetta del compositore austriaco. 

«Non si offenda, ma questa non è musica». Questa frase, dettata dallo stesso Lehár, apparve incisa sulle medaglie omaggio che la direzione del Teatro An der Wien offrì in occasione della trecentesima replica: una rivincita che il musicista volle concedersi nei confronti della direzione del teatro stesso e dei critici che la sera della prima gli avevano rivolto quello scettico apprezzamento. La verità è che Lehár scrisse un'operetta anacronistica: ai primi del '900, nello stesso periodo, Richard Strauss scriveva un'opera come «Salomè», a Parigi c'è il movimento artistico d'avanguardia dei «fauves», Picasso inaugurava la stagione cubista con «Les demoiselles d'Avignon». Lehár guarda invece al passato e alla Belle Époque, in una città come Vienna dove si fanno largo Freud, Schnitzler, Hofmannsthal,Schönberg. Il mondo sta andando da un'altra parte, ma «La vedova allegra» colpisce a tal punto il cuore dell'ascolto, da stregare persino Gustav Mahler. Si narra che lui e sua moglie Alma, dopo averla vista, continuassero a ballarne il valzer nel proprio salotto di casa.

Sta di fatto che l'operetta di Lehár è un capolavoro di genuina ispirazione, nel quale i protagonisti sono coinvolti in un vorticoso e divertente scambio di coppie, di promesse, di sospetti e di rivelazioni. Gli spettatori dell’Anfiteatro di Ponente saranno trasportati per circa due ore nelle atmosfere leggere della Belle Époque e dei café-chantant, grazie alle splendide scenografie che si avvicenderanno per ogni atto, ai costumi d’epoca, ai balletti delle grisettes di Chez Maxim's, coinvolgendo anche il pubblico con gag comiche.

TRAMA “La vedova allegra”

Il Barone Zeta, Ambasciatore del Pontevedro a Parigi, riceve un ordine tassativo dal proprio governo: la signora Hanna Glawari, giovane vedova del banchiere di corte, deve a tutti i costi risposarsi con un compatriota. Infatti se dovesse passare a seconde nozze con un francese, il suo capitale, valutato 100 milioni di dollari, abbandonerebbe la Banca Nazionale Pontevedrina e, per la “Cara Patria”, sarebbe la rovina economica. Il Barone Zeta, coadiuvato da Niegus (cancelliere un po' pasticcione), tenta di convincere il Conte Danilo Danilowich, segretario all’Ambasciata di Parigi, a sposare la ricca vedova. Danilo però non ne vuole sapere, perché fra lui ed Hanna c’è già stato del “tenero” prima che lei sposasse il banchiere Glawari ed ora Danilo, ferito nell’orgoglio, non vuole assolutamente ammettere di essere ancora innamorato di Hanna. Da parte sua la vedova, pur amando Danilo, non lo vuole dimostrare e fa di tutto per ingelosirlo. Durante una festa che Hanna organizza nella sua villa, sia per vedere le reazioni di Danilo e sia per salvare l’onore della moglie del barone Zeta, ella dichiara a tutti gli invitati che intende sposare un francese: il sig. Camillo De Rossillon. Danilo furioso abbandona la festa. Tutto sembra perduto, ma Niegus, più per caso che per merito, riesce a sciogliere l’equivoco e a far confessare ad Hanna e Danilo il loro amore reciproco.

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