La fotografia contro il disagio alimentare: una campagna di crowdfunding per il progetto 'Mirrorless'

L'idea nata dal lavoro della fotografa lucana Carla Cantore, che attraverso il suo obiettivo ha raccontato sei mesi di vita trascorsi con i pazienti di un Centro per la cura dei disturbi alimentari. Ora quella storia per immagini potrà diventare un libro, attraverso una campagna di raccolta fondi

Carla Cantore

Dalla paura alla speranza, dal buio alla rinascita. Un percorso di vita, quello affrontato dai pazienti del Centro per la cura dei Disturbi del Comportamento Alimentare e del Peso “G. Gioia”, di Chiaromonte (PZ) in Basilicata, raccontato attraverso l'obiettivo della fotografa Carla Cantore.

Nasce così 'Mirrorless', il primo libro fotografico dell'artista lucana, che ha trascorso sei mesi insieme ai pazienti del centro, che accoglie persone con disturbi alimentari da tutta Italia. Nella struttura, ogni attività è finalizzata al raggiungimento della consapevolezza di sé e alla gestione delle emozioni per il recupero della propria identità corporea. Carla Cantore ha seguito alcuni pazienti durante l’intero percorso terapeutico, dall’ingresso nel centro “G. Gioia”, fino alle dimissioni.

Mirrorless testimonia la straordinarietà di ogni esistenza vissuta con coraggio e Carla Cantore, a detta dei medici con cui ha collaborato, ha stimolato i pazienti a valutare, riconoscere e scegliere nuove modalità d’azione. La fotografa ha affiancato il personale del Centro durante il lavoro terapeutico e ha colto una dimensione invertita negli atteggiamenti dei pazienti: nel loro nascondersi e isolarsi, è riuscita a immortalare il desiderio di essere amati, guardati e vissuti per quello che sono. 

Il libro potrà vedere la luce grazie ad un progetto di crowdfunding, che scade martedì prossimo (QUI IL LINK PER SOSTENERLO). Sarà pubblicato da Crowdbooks, in edizione bilingue (italiano-inglese), curata da Alessandro Cirillo e arricchita dai contributi tecnici dei medici del centro: Mario Marra, Rosa Trabace, Federico Lapetina, Ada Nubile e di specialisti del settore come il dott. Gabriele Catania.

"Dopo anni di ricerca sul tema del “disturbo del comportamento alimentare” - racconta Carla Cantore spiegando la genesi del suo lavoro - ho deciso di documentare la metamorfosi, non fisica ma emotiva, di chi inizia a sperimentare verso se stesso un amore, a guardarsi con occhi diversi, capaci di elevarsi dal buio della propria sconfitta interiore ad una prima luce di speranza dettata da una possibilità esterna, realizzabile nel futuro. Il passato può essere rielaborato e superato. MIRRORLESS è un racconto per immagini di questo cammino, per ricordare: chi ero, chi sono e chi posso diventare".

"Ho vissuto per sei mesi con ragazzi affetti da disturbi alimentari, seguendoli dal loro ingresso nel centro di recupero fino alle loro dimissioni.  Ho incontrato il dolore di ragazze e ragazzi sottratti al vivere quotidiano dei giovani della loro età, alla possibilità di frequentare la scuola, all'andare in gita, al passare il Natale in famiglia, alla possibilità di un semplice stare in famiglia. Ho incontrato il dolore di una madre che lottava contro il disagio e cercava di continuare a dare affetto e cura alla sua famiglia. Sono soli/sole, senza la comprensione e il sostegno di amici e parenti, e restano spesso schiacciati dalle aspettative che si hanno sul malato, di pronta guarigione. Ha percepito dagli sguardi di alcuni genitori costretti a convivere con la paura continua che questi potrebbero non venirne fuori, sopravvivere". "In questo lungo percorso tuttavia, ed è in questo la mia sorpresa, ho avuto modo di incontrare anche qualcos'altro, una gioia. Ascoltando le loro storie di vita ordinaria, quasi banale, ho visto come una vita può diventare qualcosa di straordinario per il semplice fatto che è stata vissuta, affrontata con coraggio e quindi cambiata. Ho visto in questi ragazzi una forza e una determinazione nel prendere contatto con il loro disagio, mettere le mani nel loro dramma, fuori dal comune: attraversando la paura e la speranza, il pianto e il sorriso, il rifiuto e l’accettazione. E li ho visti accogliere l'abbraccio, la speranza, il sorriso.   In questo flusso di vita che sembra scivolare nel dimenticatoio, ho sentito la necessità di fermare con la mia macchina fotografica qualcosa di particolare".

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