Doppio appuntamento, in programma nell’Auditorium Vallisa con Massimo Verdastro

Tra i grandi interpreti della scena italiana, Massimo Verdastro legge Carlo Emilio Gadda («Eros e Priapo») e Pier Paolo Pasolini («Poeta delle ceneri») in un doppio appuntamento, in programma nell’Auditorium Vallisa, sabato 19 (ore 21) e domenica 20 novembre (ore 20), per la decima edizione delle «Direzioni del racconto», la rassegna di teatro di narrazione letteraria organizzata dalla Compagnia Diaghilev in collaborazione con l’Assessorato alle Culture del Comune di Bari e il sostegno della Regione Puglia (biglietti 10 euro, info e prenotazioni 3331260425).

Premio Ubu e Premio Eti Olimpici del Teatro, una carriera caratterizzata dalla scoperta, interpretazione e direzione delle nuove drammaturgie e una serie di collaborazioni da Peter Stein a Luca Ronconi, prima delle esperienze con i Magazzini di Lombardi-Tiezzi, la Compagnia Krypton di Giancarlo Cauteruccio e l’istituzione della compagnia Verdastro-Della Monica, l’artista romano sabato 19 novembre affronta «Eros e Priapo», testo che segna la folgorazione di Verdastro per la prosa di Carlo Emilio Gadda e del suo spietato «Libro delle Furie», come recitava il primo titolo dato a questa materia incandescente, pubblicata integralmente solo postuma. 

Qui lo scrittore milanese dava corpo alla sue rabbie più ingestibili, facendo i conti con l’ingombrante figura del Duce (articolato istericamente Ku-ce dalle folle in delirio), di cui pure egli era stato plauditore. L’ambiente è quindi quello della Roma imperiale, distesa sepolcrale di marmi, di cui egli vuole descrivere la corruzione sempre più mortifera che ne trapela, con cortocircuiti visionari e violentissimi. Come ogni grande invettiva del ‘900 totalitario, anche questo testo nasce in primo luogo dalla necessità di mettere drasticamente in crisi la figura dello scrivente rispetto ai dati del reale. Un conferenziere ammantato di panni rinascimentali (è attivo un continuo ed evidente rimando a Nicolò Machiavelli, “amaro” per la sua sapienza politica e indubbio punto di riferimento stilistico) spara a zero rivolgendosi a un pubblico che forse non esiste, svelando un meccanismo di seduzione di cui è stato vittima. Il “bicchierante” che voleva fare figliare le donne per mandare i rampolli alla “guerra, guerra, guerra”, riuscì ad arrivare e a restare al potere grazie a un mix infernale di “patria, birri e femine”. E proprio come politico Don Giovanni egli viene presentato, tra lampi neri di misoginia quasi isterica, che poi rientrano nei ranghi di una commedia di carattere. L’attualità di queste parole è assoluta: i metodi di vendita del consenso si sono affinati grazie al nuovo parco media, ma sono rimasti largamente identici e, senza forzare niente né alterare tono e misura, le frecce scritte a ridosso della Seconda Guerra Mondiale colpiscono i bersagli dell’oggi.

Al poema autobiografico «Poeta delle Ceneri» è, invece, dedicata la serata di domenica 20 novembre. Pasolini lo scrisse fra il ’66 e il ’67 per raccontare in versi liberi le vicissitudini che lo condussero via dal Friuli e quelle che a Roma lo avvicinarono al cinema e alla scrittura dei suoi testi più famosi per il teatro. 

Il poema ci rivela alcuni degli aspetti più intimi della personalità di questo intellettuale provocatorio e puntuale. Poeta delle ceneri è stato pubblicato per la prima volta sulla rivista "Nuovi Argomenti" nel 1980, a cura di Enzo Siciliano. Curioso è lo spunto di partenza: una risposta a un non identificato intervistatore degli Stati Uniti, riguardo al proprio lavoro. Testo brutale, episodico, intenzionalmente epidittico per la volontà di presentarsi a un ipotetico pubblico nuovo, quello americano, che non lo conosce probabilmente che come cineasta; ed ecco Pasolini ripercorrere momenti salienti del suo passato, gangli vitali della sua creatività, il Friuli di Casarsa, la madre, la morte del fratello, il rapporto col padre, la fuga a Roma, le prime pubblicazioni, i processi: avvenimenti e episodi che il lettore italiano di allora conosceva bene, perché disseminati in tante opere o perché pertinenti alla cronaca; poi nella parte ultima due lunghe sequenze sull'attualità: la prima concernente lo stato dei lavori in progress, e l'altra che sta a metà tra una dichiarazione di poetica, un manifesto filosofico-esistenziale e una disperata comunicazione.

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