A Corato il Seminario "Disabilità. Le parole che non si dicono"

Quali sono le parole giuste da usare quando si parla di disabilità? Quale è il modo più corretto per rappresentare questa realtà? Come il linguaggio può contribuire a generare una vera inclusione sociale? Di questo si tratterà nel seminario “Disabilità. Le parole che non si dicono” martedì 26 giugno, dalle ore 15.30 alle 20.00, presso la Sala Conferenze di Corato Executive Center.

Il seminario è organizzato dal Centro di servizio al volontariato San Nicola che ha promosso l’idea progettuale dell’associazione CGDA di Corato - Coordinamento Genitori Diversamente Abili, presentata in risposta alla call “In rete! Diamo forma alle idee” insieme a CoratoViva, testata giornalistica web, Insieme per la Vita di Corato, L’Ala di Riserva Onlus di Ruvo di Puglia, Noi X Voi Onlus di Ruvo di Puglia, ATAD Onlus Il Pineto di Trani e in partneriato con A.S. Basket di Corato. Il seminario, inoltre, è patrocinato dalla Fondazione Italiana Abbattimento Barriere Architettoniche – FIABA -  confermandone la eco anche a livello nazionale.

Un numero nutrito di associazioni per discutere del linguaggio e della rappresentazione della disabilità insieme ai giornalisti, per i quali l'Ordine dei Giornalisti della Puglia ha disposto quattro crediti formativi, e a chi ogni giorno si relaziona al mondo della persona con disabilità, non ultimo l'apparato dell'Amministrazione comunale. Offriranno il loro contributo al seminario il presidente del Csv San Nicola Rosa Franco, la giornalista di La7 e Il Fatto Quotidiano Mary Tota, l’insegnante e scrittrice Raffaelle Leone, la psicologa e psicoterapeuta Carla Settembre. Modererà l’incontro il giornalista Giuseppe Di Bisceglie.

L’intento è di condividere le definizioni relative alla persona con disabilità, sgombrando il campo dai termini apparentemente politicamente corretti e da quelli che muovono al pietismo e alla compassione, di condividere i termini corretti, eliminando le espressioni e le parole percepite come denigratorie e offensive, per esempio “costretto sulla sedia a rotelle” o “menomato” o “handicappato”. L’obiettivo è di arrivare alla stesura di buone pratiche nella narrazione giornalistica e all'individuazione di un linguaggio "politically correct" sul tema della disabilità per scrivere una sorta di “manifesto” sulla terminologia corretta della disabilità che possa contribuire ad una vera inclusione sociale.

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