Dai rifiuti organici al compost, l'orto domestico verticale ideato da due imprenditori: "Stimolo per le nuove generazioni"

Il tarantino Antonio Gentile e il barese Massimiliano Reina hanno fondato due anni fa a Capurso la IdraItalia. "Si può coltivare tutto anche con poco spazio, educando al riciclo" spiegano

Il sistema di compostaggio (foto nell'articolo: 1) Antonio Gentile e Massimiliano Reina, 2) I sistemi Idralight e Idra

In un'epoca dove le parole 'green' e 'bio' fanno da padroni, sempre più persone rincorrono una vocazione bucolica, sognando vasti campi da arare per produrre frutta e verdura sicura. Una filosofia che si scontra con l'edilizia della città e con i pochi spazi disponibili in un'appartamento. È proprio per combinare queste due anime che Massimiliano Reina, progettista industriale barese, e Antonio Gentile, agronomo tarantino, hanno dato vita a un sistema di compostaggio domestico.

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Il progetto

Un progetto che nasce di fatto nel 2016, quando i due decidono di unire le loro conoscenze per dare vita a Capurso alla IdraItalia. "Ci conosciamo dai tempi dell'università - spiega il 49enne Gentile, trasferitosi a Bari per studiare - anche se abbiamo studiato in campi diversi. Abbiamo avviato questo progetto per gioco, unendo competenze e passioni in un'idea che ci piaceva: un oggetto che fosse non solo di design, ma che potesse unire al pollice verde una coscienza 'green' legata alla raccolta differenziata". E così insieme al 51enne Reina hanno sviluppato un'azienda parallela a quella delle loro due imprese. Particolare non da poco, soprattutto quando si sono accorti che le loro 'torri di compostaggio' piacevano.

"Io mi occupo di prototipazione - racconta Reina - mentre il mio collega con la sua azienda vende prodotti per il settore agricolo. Lavori che ci impegnano molto, ecco perché abbiamo avviato la commercializzazione solo a maggio scorso, vendendo già una 50ina di prodotti. Ora però bisogna capire se spendere tutte le energie per far crescere da soli IdraItalia, oppure se chiamarci fuori".

La compostiera

All'interno del loro ufficio a Capurso, i due professionisti ci mostrano i loro orti biologici per la casa, divisi in tre categorie principali: idroponica, arredo e compostaggio. Il prodotto di punta - e quello che si capisce i due hanno più a cuore - è la torre di compostaggio Idrabio, realizzata con pannelli compositi in alluminio, che "si contraddistinguono - spiegano i due - per le ottime proprietà quali l'assoluta planarità, l'ampia gamma di colori e la plasticità eccellente. Sono estremamente resistenti ad intemperie, urti e rotture, sono antivibranti, stabili ed al contempo flessibili". Ce ne mostrano un modello di colore arancione, a forma esagonale con diversi alloggiamenti esterni (simile in tutto e per tutto a un'alveare) dove si inseriscono le piantine. È chiara l'ispirazione nelle forme alla cultura degli origami, visto che un'unica lastra di composito viene piegata seguendo semplici linee guida per arrivare al prodotto finale.

"Funzionano in maniera molto semplice - spiega l'agronomo tarantino - tutta la parte interna si riempie di terreno, eccezione fatta per il contenitore da 90 litri che si trova al centro della struttura. Lì si lasciano giornalmente i rifiuti organici, che nel giro di un mese vengono degradati dai microorganismi presenti nel terreno e formano l'humus". A quel punto si estrae il compost dal ripiano più basso della torre e lo si mette nel terreno. Un processo ripetibile all'infinito che permette di far crescere non solo piante, ma anche i cosiddetti 'odori' (basilico, timo, ecc) e persino frutta e verdura. Un oggetto che può essere utilizzato anche all'esterno, visto che il materiale - una lastra di composito composta da due lamiere di alluminio che tengono insieme una plastica rigida -, ha una garanzia di 30 anni e non si arrugginisce.

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Il prezzo è ancora quello di un prodotto da vendita al dettaglio (si parte da 300 euro per una torre da un metro e 30 che può contenere fino a 45 piante), ma se la domanda dovesse crescere i due imprenditori non disdegnano l'idea di renderli più economici. "Purtroppo non siamo ancora un'azienda affermata - fanno eco i due - e produrre un Idrabio richiede risorse aggiuntive delle nostre aziende. Senza contare che stiamo ancora pagando un prototipo, qual è questa idea. Di contro c'è la possibilità di richiedere al proprio Comune uno sconto sulla Tari - previsto dalla legge - e la disponibilità dei due nel seguire il cliente nelle fasi di avviamento del sistema di compostaggio, perché - si sa - essendo un processo naturale non subito va a buon fine. "Ma superati gli odori sgradevoli dell'organico, che spariscono nelle prime settimane, c'è la grande soddisfazione di avere in casa piante, frutta e verdura davvero a centimetro 0. Ed è una grande soddisfazione" assicurano.

Gli altri prodotti

Ci sono poi altri prodotti, che come per Idrabio mantengono una forte vocazione al design. Idra e Idralight sono i due modelli - verticale e orizzontale - per la coltivazione idroponica, che con un minimo sforzo permette di far crescere le piantine, grazie a una struttura che ricicla continuamente l'acqua. "Quando c'è bisogno di un rabbocco è lo stesso sistema che ti avvisa con un segnale luminoso e sonoro. Per il resto fa tutto la macchina". Semplice come viene detto.

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Nel catalogo troviamo le normali fioriere (Idragarden), anche idroponiche (Idrater), oltre a contenitori per i rifiuti con alloggi per le piante (Idrabox), "che potrebbero tranquillamente sostituire gli, onestamente brutti, cestini che troviamo per strada" suggerisce Reina. Un sogno che però si scontra con il muro eretto dalla burocrazia per trovare un accordo con i Comuni. "I più piccoli invece, vedendo la raccolta di rifiuti legata alla natura, magari ne potrebbero trarre uno stimolo per il futuro" aggiungono. Non per niente, tra le possibili destinazioni ci sono anche le scuole e il progetto è stato di recente inserito nella guida dei Green Jobs di Legambiente Puglia.

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Il futuro

E il futuro di IdraItalia? Di fatto per i due imprenditori questo boom iniziale li ha portati a capire che siamo a un punto di svolta."Ora dobbiamo decidere se proseguire noi stessi con quest'impresa, di fatto mettendo da parte quelle che attualmente gestiamo, esternalizzare il servizio o venderlo così com'è a qualcuno". Tutte e tre strade percorribili, che per le due ultime opzioni potrebbero fare la fortuna di altri giovani imprenditori.

Anche se, sotto sotto, si legge negli occhi di Antonio e Massimiliano la voglia di far crescere autonomamente la loro creatura, almeno finché non sarà capace di camminare da sola. E di certo, da imprenditori scafati, le idee non gli mancano. "Vorremmo creare delle collaborazioni sul posto, magari con aziende che possano fornirci già piante e verdure da integrare nel prodotto che vendiamo al cliente" racconta Gentile. Il progettista industriale ha invece le idee chiare su come migliorare il meccanismo di Idrabio: "Potremmo inserire un sistema di trituraggio dei rifiuti organici, così da accelerare il processo e rendere la compostiera utile anche a una famiglia di quattro persone - conferma - Al momento, con i 90 litri di spazio da riempire, è più adatta a un nucleo di due-tre persone".

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