Crescono trasporti pubblici e differenziata, peggiora la dispersione idrica: la 'pagella' green di Bari

Questa mattina sono stati presentati i dati di 'Ecosistema urbano', il rapporto che analizza gli indicatori ambientali dei capoluoghi. Bari è 75esima a livello nazionale

Quanto è 'sostenibile' la città di Bari a livello ambientale? Sebbene sia migliorata rispetto allo scorso anno, ancora non raggiunge livelli eccelsi, almeno a giudicare dall'ultimo rapporto di Legambiente, 'Ecosistema urbano', che fotografa le performance dei capoluoghi di provincia nel preservare l'ambiente con i servizi offerti quotidianamente alla cittadinanza. Dal ciclo di raccolta differenziata, fino ai trasporti pubblici e alla dispersione idrica, l'associazione ambientalista non mostra un quadro sereno per Bari e Provincia, che si piazza 75esima a livello nazionale. Certo, c'è da dire che è una situazione diffusa a livello regionale: Foggia è al 70° posto, Taranto al 71°, Lecce al 77° e Brindisi penultima al 103esimo.

I risultati positivi

Ben 16 i parametri di cui tiene conto il rapporto, divisi nelle macroaree aria, acqua, rifiuti, energie rinnovabili, mobilità e ambiente urbano. Una luce in fondo al tunnel per il capoluogo però sembra esserci. Ci sono alcuni settori in cui Bari cresce rispetto allo scorso anno, ad esempio la raccolta differenziata (dal 30% al 37%, anche se lontana dai limiti di legge), trasporto pubblico (il numero di passeggeri trasportati aumenta del  20,8% e si conferma tra le migliori province pugliesi per numero di auto ogni 100 abitanti), ciclabilità (aumento delle numero di piste ogni 100 abitanti del 41,7%), energie rinnovabili (Bari è la prima provincia pugliese per diffusione di pannelli solari termici e fotovoltaici installati sugli edifici pubblici, con un'energia totale di 4,93 kW ogni mille abitanti) e isole pedonali (Bari è ancora in vetta ai capoluoghi pugliesi per numero di aree vietate al traffico). 

"Troppa acqua dispersa"

Se c'è un parametro in cui Bari è invece maglia nera a livello regionale è la dispersione dell’acqua dalla rete, ovvero la differenza tra l’acqua immessa e l’acqua consumata per usi civili, industriali e agricoli. Ultimo posto per il capoluogo di regione, con il 51,3%, ben lontano dal valore di Foggia, che primeggia con solo l'11,2% di differenza tra i due parametri. 
 
"Anche nella XXIV edizione di Ecosistema Urbano – dichiara Francesco Tarantini, presidente di Legambiente Puglia – emerge un quadro sostanzialmente statico nelle performance ambientali delle città capoluogo pugliesi, che arrancano e faticano a rinnovarsi in chiave sostenibile, puntando solo ad interventi puntuali per cercare di migliorare la qualità urbana. Nelle città si gioca una partita importante, è qui che passa la sfida dell’innovazione e della sostenibilità ambientale, della coesione sociale e dell’integrazione, della rigenerazione urbana e una parte della lotta ai cambiamenti climatici".

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"Bari è una città ancora in evoluzione e che dovrà quanto prima “cambiare passo” - ha spiegato il presidente del circolo Legambiente "Eudamonia Bari" Roberto Antonacci - soprattutto per quanto riguarda la sua nota criticità: la quantità e la qualità delle aree verdi urbane, periurbane ed extraurbane. Gli studi scientifici condotti per 25 anni (dal 1990 al 2015) hanno certificato che l’esposizione a lungo termine all’inquinamento atmosferico ha provocato a livello globale 4 milioni di morti, pari al 7,6 % dei decessi totali. Inoltre le ultime ricerche attestano che sostanze tossiche e molecole si sostituiscono a quelle del nostro organismo determinando un “peggioramento” genetico che si trasmette alle generazioni future".

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