Primarie Centrodestra per le Comunali 2019, Pasquale Di Rella: "Baresi vogliono cambiamento"

L'ex presidente dell'assemblea è sostenuto da Forza Italia, Idea, Io Sud e dalle civiche 'Riprendiamoci il Futuro', 'Di Rella Sindaco', 'Di Rella per Bari' e 'Lista Sport Bari'

Dodici giorni alle Primarie per la scelta del candidato sindaco del Centrodestra, in vista delle Comunali di Bari 2019: BariToday ha intervistato i tre protagonisti, Pasquale Di Rella, Filippo Melchiorre e Fabio Romito, per fornire agli elettori un quadro più preciso dei loro programmi e delle proposte da mettere in campo per la città.

In rigoroso ordine alfabetico cominciamo con Pasquale Di Rella, candidato sostenuto da Forza Italia, Idea, Io Sud e dalle civiche 'Riprendiamoci il Futuro', 'Di Rella Sindaco', 'Di Rella per Bari' e 'Lista Sport Bari'

Cinque anni intensi nei quali, in aula Dalfino, ha ricoperto il ruolo di presidente del Consiglio comunale e poi quello di semplice consigliere. Qual è il suo bilancio complessivo di questa consiliatura che si appresta a chiudere i battenti?

Ho cercato, in particolare nella mia veste di presidente dell'assemblea, di creare le migliori condizioni possibili affinché il Consiglio comunale approvasse ordini del giorno provenienti anche dalle opposizioni, in modo da cambiare in meglio la vita dei baresi. E' stato un compito difficile: mi sono trovato davanti a una maggioranza di centrosinistra che ha mostrato più i muscoli delle idee, rimanendo spesso distante dai problemi dei cittadini. Una maggioranza poco laboriosa, troppo propensa a passare il proprio tempo nelle commissioni. Per questa ragione mi sono dimesso definitivamente da presidente lo scorso anno. Abbiamo raggiunto un poco invidiabile record delle sedute deserte, circa un centinaio, per colpa di una maggioranza troppo litigiosa.

Lei è sceso in campo candidandosi alla guida del centrodestra per governare Bari preparando un programma in vari punti. Quali sono le sue proposte per il rilancio del lavoro e dell'economia in città?

Bari è da sempre a vocazione commerciale. Oggi, purtroppo, questo settore, se non è già morto, è in coma. Bisogna subito rivitalizzare le attività con una riduzione delle imposte comunali, predisponendo anche agevolazioni per poter garantire parcheggi e posti auto. L'obiettivo è fare in modo che più gente possa arrivare a Bari dai paesi vicini. Per questo bisognerebbe anche organizzare attività sportive e culturali, in centro come in periferia dove il commercio è presente ma moribondo. Un altro aspetto importante è il rilancio dell'edilizia, attraverso il rispetto dell'ambiente: serve sbloccare il Piano Urbanistico Generale e far ripartire il settore. Non dobbiamo avere paura del cemento. Se utilizzato in modo intelligente, può aiutarci a creare sviluppo economico.

Un altro argomento al centro del dibattito è la sicurezza, tema molto sentito dai cittadini. Cosa propone?

A mio avviso è possibile raggiungere un livello accettabile di sicurezza anche senza una maggiore attività di controllo e repressione, come ad esempio la richiesta di più telecamere e forze dell'ordine. Serve maggiore collaborazione con la Polizia Locale alla quale affiancare un'attività di prevenzione. Dobbiamo impedire che i nostri giovani possano cadere nella devianza minorile, anticamera per la microcriminalità. Si tratta di un percorso che purtroppo, spesso, porta ad aggregarsi alla criminalità organizzata. I giovani non devono diventare manovalanza malavitosa. In questo senso è nostro compito puntare su attività virtuose come lo sport, dove incanalare energie negative trasformandole in positive. Fondamentale, ovviamente, fornire occasioni di lavoro e occupazionali per evitare di cadere in tentazioni illegali. 

Tra gli argomenti collegati alla questione sicurezza, c'è anche quello dell'immigrazione. Le proponiamo un esempio pratico. Come gestirebbe un caso come quello della nave 'Sea Watch', oppure se si presentasse un afflusso improvviso e notevole di migranti, un po' come avvenuto negli anni '90 con la 'Vlora' e la fuga dall'Albania?

Voglio precisare innanzitutto che i sindaci si devono occupare delle competenze a loro affidate nell'ambito del testo unico degli enti locali, evitando di entrare in questioni che riguardano il governo. Se mi si chiede un parere personale, dico, con estrema chiarezza, che dobbiamo aiutare nei luoghi d'origine chi desidera venire in Italia, o in Europa. Nel caso non sia possibile farlo lì, quantomeno nei loro continenti. Ritengo che ciò costì di meno e possa consentire di raggiungere risultati migliori. Non sono assolutamente favorevole a un'accoglienza di tutti, bensì a chi realmente è in situazioni precarie. Ciò deve essere veicolato attraverso canali ufficiali e ben monitorabili. Non possiamo, come italiani e baresi, subire un'invasione incontrollata. Detto ciò, però, il valore della vita umana va assolutamente salvaguardato.

Tornando al suo percorso politico recente, c'è chi ha storto il naso rispetto alla sua decisione di abbandonare la maggioranza di centrosinistra con la quale è stato eletto e ha collaborato per molti anni, scegliendo di passare all'opposizione partecipando alle primarie del centrodestra. Cosa risponde a chi glielo fa notare?

Penso che, al contrario, questa decisione possa essere un motivo di vanto. Sono rimasto dalla parte dei cittadini a differenza di chi invece, nel centrodestra si è spostato nell'ambito del centrosinistra, ottenendo in alcuni casi presidenze di importanti società e agenzie. Il loro cambiamento è coinciso con un miglioramento della loro vita economica. Nel mio caso no: credo di essere l'unico a Bari ad aver rinunciato ad una poltrona con indennità. Mi ritengo fiero di aver cambiato idea perché il centrosinistra del 2014 si è modificato geneticamente nella propria composizione, tradendo il rapporto con gli elettori. Tra convenienza e dignità ho scelto decisamente la seconda.

Cosa salverebbe delle politiche dell'amministrazione Decaro e quale, secondo lei, è l'aspetto peggiore portato avanti negli ultimi cinque anni?

A mio avviso i due aspetti, sostanzialmente, coincidono. La cosa migliore portata avanti dall'amministrazione è la propaganda rispetto a quello che non è stato fatto o che è stato gestito male. Nel contempo, l'approccio propagandistico è il punto peggiore: si è raccontato ai baresi di un paese dei balocchi che non c'è, oscurando aspetti negativi. Uno di questi è quello dei 100mila baresi che sostanzialmente non lavorano in una città costantemente agli ultimi posti per qualità della vita.

Un'ultima domanda, invece, sul centrodestra. La scelta di disputare le Primarie è arrivata dopo mesi di travaglio e discussioni interne. Pensa che tutto ciò, dopo il 24 febbraio, possa lasciare strascichi nella coalizione?

Sono assolutamente certo che il percorso sarà di unità. I baresi, prima ancora dei dirigenti delle civiche e dei partici che compongono questo fronte, desiderano un cambiamento e individuano in questa coalizione l'unica speranza concreta per poter battere Decaro. Personalmente ho aderito alle primarie in rappresentanza delle liste civiche che hanno sostenuto il mio percorso di candidatura, composte quasi completamente da persone della società civile che in passato non hanno mai avuto alcun coinvolgimento con la politica. La mia candidatura è stata poi sostenuta da Fi e altri partiti del centrodestra e ciò mi onora, perché mi viene riconosciuta competenza.

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