Fibronit, Legambiente: "Costruire sarebbe un rischio per la popolazione"

Legambiente interviene sulla questione Fibronit: “La realizzazione del parco è l’unica soluzione per chiudere una vicenda dolorosa per la Città di Bari”

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

E' incredibile che dopo tutti questi anni si azzeri la storia dimenticando che quella della Fibronit, piuttosto che una banale questione di proprietà, è stata una grande emergenza socio-sanitario-ambientale, rimane un caso di studio internazionale sui dati epidemiologici legati alla morte di decine di inermi cittadini residenti intorno alla vecchia fabbrica abbandonata e soprattutto costituisce un eclatante caso giudiziario.
Legambiente ritiene inverosimile, al limite dell'offesa alla comune intelligenza, parlare del futuro edificatorio di un'area che una sentenza penale passata in giudicato ha classificato come discarica abusiva di materiali pericolosi per la salute. L'intervenuta prescrizione ha cancellato la possibilità di comminare una pena (compresa la misura accessoria della confisca, a suo tempo disposta) a chi ha determinato l'inquinamento, ma non ha certo cancellato l'accertamento del reato. La Fibronit, insomma, oltre che un sito inquinato di interesse nazionale, è una discarica. Non si è mai sentito che si costruiscano palazzi su una discarica, ovvero nel luogo dove sono state conferite centinaia di tonnellate di materiali contaminati, la cui movimentazione comporta inevitabilmente rischi per quanto eventualmente limitati dall'adozione delle migliori tecnologie disponibili.

Ma anche volendo rimanere nel solo campo della scelta della bonifica, Legambiente ricorda che tutti i procedimenti avviati negli ultimi anni, soprattutto quando si parla di siti inquinati di così grande evidenza, hanno seguito un percorso di partecipazione, passando cioè attraverso l'accettazione sociale.
Non sfuggirà, a chi genericamente contrabbanda come possibile una bonifica per asportazione dei terreni della Fibronit, che ancora oggi non esiste una tecnologia in grado di impedire al 100% la dispersione di microscopiche fibre di amianto nella zona circostante (e per diversi chilometri) l'area di intervento. In una fetta di città così densamente urbanizzata e popolata, al centro dei quartieri Japigia, San Pasquale e Madonnella, la volatilizzazione del solo 0,1% di una così macroscopica quantità di materiale rimosso determinerebbe una dispersione tra le case di milioni di fibre cancerogene.
Di fronte a questa prospettiva di rischio, già abbondantemente approfondita, discussa, metabolizzata, acquisita in oltre un decennio di partecipazione diretta dei cittadini alla vicenda Fibronit, si è ben chiarito che il pubblico sentire rifiuta senza tentennamenti qualsiasi ipotesi di rischiosa movimentazione dei terreni e chiede invece la tombatura dei rifiuti con, a sigillo, la realizzazione di una grande area verde.
A proposito di modalità di bonifiche, vorremmo ricordare che non più tardi di un mese fa è stato presentato il progetto riguardante il sito inquinato di interesse nazionale di Manfredonia, divenuto caso di studio e portato ad esempio dallo stesso ministro all'Ambiente, Stefania Prestigiacomo. Il successo dell'operazione si deve, tra le altre cose, al completamento di un percorso di ampia partecipazione e accettazione sociale. Alla fine, guarda caso, cancellata l'ipotesi iniziale di rimozione dei rifiuti, si è approdati alla scelta di impermeabilizzare e tombare le aree c