Minacce via Facebook al sindaco, Decaro in Tribunale: "Denunciare è un dovere"

Il primo cittadino ha testimoniato nell'ambito del processo contro un 27enne, ritenuto vicino al clan Parisi: "Alcuni pensano che sui social si possa scrivere qualsiasi cosa"

"Ho avuto sicuramente paura, ma ho imparato in questi anni a evitare di prendere decisioni sulla base della paura ma per il bene della comunità che mi onoro di rappresentare. Per questo ho deciso di denunciare. Credo sia un dovere morale da parte degli amministratori pubblici denunciare nel caso in cui si subiscano minacce". A parlare è il sindaco di Bari Antonio Decaro, il quale oggi ha testimoniato nel processo, che lo vede parte civile, nei confronti di un  27enne barese, ritenuto vicino al clan mafioso Parisi di Bari, imputato per minacce aggravate e diffamazione.

L'episodio risale a maggio 2016: il primo cittadino, durante la festa di San Nicola, venne minacciato su Facebook per la questione riguardante il blocco delle fornacelle abusive sul lungomare nei giorni della sagra. Il 13 maggio, pochi giorni dopo la fine dei festeggiamenti, il 27enne scrisse varie frasi sul profilo pubblico del primo cittadino: "Decaro è un pezzo di m... bastardo e deve morire", "a morte tutti sti figli di p...", "sono pronto alla guerra", con riferimento all’ordinanza che vietava gli abusivi sul lungomare di Bari.

Decaro, assistito dall'avvocato Michele Laforgia, ha affermati, nell'udienza dinanzi al giudice monocratico Anna Perrelli, che "quando le minacce vengono fatte sui social non sono da meno rispetto alle minacce che vengono fatte di persona. C'è gente che invece pensa di poter scrivere sui social qualunque cosa, qualunque frase diffamatoria o minacciosa come se non fosse una piazza vera. Quindi è giusto che chi scrive su pagine social se ne assuma la responsabilità".  Nel processo, rinviato al prossimo 6 novembre, è costituito parte civile anche il Comune di Bari per il danno all’immagine e anche perché quelle minacce avrebbero "creato, all’indomani della festa patronale, un clima di insicurezza e sfiducia nelle istituzioni".

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