Lo Spillo | Ancora Primarie, ma la partecipazione dov'è?

Riflessioni sparse sulla città (e non solo) - Rubrica a cura di Antonio Scotti

Un seggio per le primarie

I prossimi giorni saranno scanditi dalle primarie. Di cosa e per chi è già noto. Con quali regole è da sapersi perché ciascuno traccia le sue. Ma a prescindere da questo, la cosa che più sobbalza agli occhi è l’utilizzo ossessivo di uno strumento consunto come appunto le primarie. Negli ultimi tempi le accuse di “infiltrazioni” durante le operazioni di voto si sono moltiplicate e l’impressione generale è che fossero state organizzate delle vere e proprie incoronazioni anticipate. Benedizioni solenni attraverso fette di consenso costruite più nei corridoi della politica che nelle urne. Di primarie che non affondano le proprie radici nel dibattito pubblico davvero non si capisce il senso. Non stiamo parlando di nessuna delle due competizioni programmate a febbraio, intendiamoci, ma dello strumento utilizzato in rapporto allo stato della discussione pubblica nel Paese. 

Le primarie hanno funzionato quando è stata fin da subito chiara la partita in gioco, definito il numero dei contendenti e ben chiaro il quadro delle proposte nelle sue differenze. Le primarie che permisero la vittoria di Nichi Vendola nel 2005 hanno rappresentato un’onda di piena per la politica italiana, un detonatore capace di  scompaginare l’assetto degli accordi di palazzo con una scelta radicale ed in grado di generare una partecipazione senza precedenti tra i cittadini pugliesi. 

Dopo quella fase le primarie hanno smesso di essere tutto questo per divenire semplici strumenti di ratifica. Non si capisce come possano mobilitarsi migliaia di persone per votare una persona (qualunque essa sia) senza che vi sia un dibattito allargato o spazi di partecipazione diffusi. Surreale quindi pensare che una investitura delle primarie possa corrispondere ad una proiezione del proprio elettorato. Ancora più surreale immaginare che uno strumento di questo genere possa costituire un riequilibrio della legittimità perduta da parte della politica. I social stanno riducendo tutto ad una sorta di campo libero delle opinioni, generando spesso l’illusione di una partecipazione pubblica standosene comodamente a casa davanti alla propria tastiera. Ecco, oggi la politica dovrebbe assumersi l’obiettivo di alzare il tiro della proposta più che inseguire la pancia di un elettorato sempre più stanco. Quello di cui si avverte la mancanza è anzitutto la maturazione di un pensiero alto, capace di suscitare identificazione, liberare le energie nascoste e promuovere forme di cittadinanza responsabile. Solo a valle di un simil processo uno strumento come le primarie potrebbero recuperare il loro senso perduto.  Altrimenti è solo folclore, una medicina per considerarsi vincenti e sostenuti, salvo poi rischiare di rimanere scottati nel giorno delle elezioni. 

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