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Sanità, ecco il nuovo piano di riordino: nove ospedali a rischio chiusura

La bozza presentata in Commissione Sanità da Emiliano e Gorgoni: gli ospedali passano da 40 a 31 (Bari perde due strutture), a parità di costi e di personale

Nove ospedali in meno, per una riduzione complessiva da 40 a 31 strutture sanitarie sul territorio regionale. E' quanto previsto, in sintesi, nella bozza di riordino della rete ospedaliera presentata oggi alla Commissione assistenza sanitaria del Consiglio regionale dal direttore del Dipartimento promozione salute, Giovanni Gorgoni, e da Michele Emiliano, nella sua duplice veste di governatore e assessore alla Sanità. 

 

LA RIDUZIONE DELLE STRUTTURE - La bozza presentata, dunque, prevede una riduzione delle strutture così distribuita sul territorio: per la provincia di Bari si passa da 12 a 10 ospedali di cui 6 di base (ovvero con 72/80 posti letto),  3 di primo livello (220/240 posti letto) e 1 di secondo livello (più di 450 posti letto). Per la provincia di Foggia si passa da 5 a 4 ospedali di cui 3 di base e 1 di secondo livello. Per la provincia Bat si passa da 5 a 3 ospedali di cui 1 di base e 2 di primo livello. Nel tarantino si passa da 6 a 5 ospedali di cui 3 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello, per la provincia di Brindisi si passa da 6 a 3 ospedali di cui 1 di base, 1 di primo livello e 1 di secondo livello. Invariata la situazione della provincia di Lecce, con 6 ospedali di cui 3 di base, 2 di primo livello e 1 di secondo livello. 

"NESSUN IMPATTO SUL SERVIZIO AI CITTADINI" - "Oggi – ha detto Emiliano - presentiamo le novità legislative e i criteri che stiamo utilizzando per definire nel dettaglio il piano di riordino stesso". "E sebbene queste regole - ha aggiunto - portino a determinate conclusioni, non ci sarà nessun impatto sul servizio ai cittadini. Questo deve essere chiaro. La razionalizzazione mira a migliorare il servizio, non a peggiorarlo. Noi dobbiamo evitare sbilanciamenti tra entrate e uscite degli ospedali, tra quanto costano e quanto rendono, e concentrare le forze perché la razionalizzazione del sistema ospedaliero serva a migliorare la qualità del servizio".

"RIORDINO OCCASIONE DI MIGLIORAMENTO" - "Questa è la terza e ultima occasione per fare del riordino ospedaliero una opportunità di miglioramento e di efficientamento dell’assistenza su tutto il territorio – ha detto il direttore del dipartimento Salute della Regione Puglia Giovanni Gorgoni – la normativa nazionale nel frattempo si è arricchita di indicazioni e prescrizioni così dettagliate e imperative che questa potrebbe essere l’ultima volta per le regioni di avere sovranità piena nella definizione delle proprie reti cliniche. Non dobbiamo perdere l’occasione di fare della norma una risorsa e non un obbligo. Infine vorrei chiarire una cosa: dietro al termine riordino si pensa sempre a tagli e depressioni. Invece va chiarito che quello del riordino è un percorso nazionale, e non regionale, è un percorso complesso di adeguamento a degli standard che riguarda tutti gli ospedali italiani, standard omogenei di assistenza, qualità, efficacia, efficienza".

LA SITUAZIONE DELLA PUGLIA RISPETTO ALLA NORMATIVA NAZIONALE - La bozza del piano di riordino, hanno spiegato Emiliano e Gorgoni, è stata formulata seguendo le indicazioni contenute nel decreto 70/2015 e nella legge di stabilità 2016. Il decreto 70, in particolare, propone una classificazione delle strutture ospedaliere, prevede bacini di utenza minimi e massimi e fissa alcuni importanti parametri di riferimento. Ad esempio, secondo i dati presentati in Commissione Sanità, lo standard nazionale prevede 3,7 posti letto per mille abitanti mentre il dato pugliese è di 3,4, un massimo di 160 ricoveri annui ogni mille abitanti e in Puglia il dato è di 158, un tasso di occupazione dei posti letto del 90 per cento mentre la nostra regione non supera l’82 per cento, un numero di giorni di ricovero inferiore a 7 per i casi ordinari mentre la Puglia ha una media di 7,6 giorni di ricovero. Inoltre, la normativa prevede che tutti i reparti e i servizi debbano avere un numero di operatori adeguato a rispondere agli standard assistenziali di legge (tenendo conto anche delle novità in termini di turnistica dei lavoratori), mantenendo il costo del personale pari a quello del 2014.

LA LEGGE DI STABILITA' E IL PIANO DI RIENTRO - Anche la legge di Stabilità 2016 ha definito alcuni parametri da rispettare. Entro il 30 giugno la Regione deve individuare le aziende ospedaliere e gli istituti di ricovero e cura che presentano almeno una delle seguenti condizioni: uno scostamento tra costi e ricavi del 10 per cento o pari a 10 milioni di euro e il mancato rispetto dei parametri di volumi, qualità ed esiti delle cure. La struttura che presenti almeno una delle due condizioni va in piano di rientro triennale: il mancato rientro nei parametri comporta la decadenza del Direttore Generale. Nel 2017 la stessa norma sarà estesa ai presidi ospedalieri di Asl. Tuttavia, in base ad alcune simulazioni effettuate, la Regione ha già annunciato che "da quest’anno con buona probabilità le due aziende ospedaliere e  i due istituti di ricovero e cura della regione Puglia andranno in piano di rientro", mentre "i presidi di Asl hanno una situazione talmente critica che, nonostante la legge di Stabilità rimandi al 2017 l’eventuale piano di rientro, si rende necessario avviare già nel 2016 il percorso di risanamento per avere almeno un quadriennio di lavoro. 

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Commenti (1)

  • Sig.Emiliano e company,non vi auguro mai di andare al pronto soccorso o in ospedale per problemi di salute,ma degnatevi qualche volta di andare a fare una visita di cosa succede sia in pronto soccorso e sia nei reparti e voi volete ancora tagliare? ma non vi basta come ci state massacrando,dovete solo controllare di come vengono gestite le mazzette e vedrà che le cose andranno meglio per tutti.

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