Volantinaggio davanti a scuola, la Lega contro il preside: "Attivisti minacciati, voleva impedirlo". La replica: "Tutto falso"

Gli esponenti della Lega sollevano il caso: al centro delle polemiche il preside del 'Romanazzi' accusato di essersi scagliato contro alcuni attivisti (e studenti della scuola) per aver distribuito volantini all'uscita di scuola, in occasione dell'anniversario della caduta del muro di Berlino

Da una parte gli esponenti leghisti, che accusano il preside di aver minacciato dei ragazzi 'rei' di aver distribuito volantini della Lega all'uscita della scuola. Dall'altra lo stesso dirigente scolastico, che respinge con fermezza le accuse. Al centro delle polemiche, un episodio avvenuto nei giorni scorsi al 'Romanazzi'.

L'accusa della Lega: "Attivisti minacciati"

A sollevare il caso è, con un post su Fb, il consigliere comunale della Lega, Fabio Romito: "Pare che il democratico preside di una scuola barese abbia dichiarato, davanti a decine di studenti, che i giovani della Lega non possono divulgare idee ed informazioni fuori scuola, perché in caso contrario avrebbe sporto denuncia nei miei confronti o di altri personaggi politici. Questo preside, oltre ad ignorare che non esiste alcuna disposizione di legge che vieti i volantinaggi (per fortuna non vige la dittatura) dimentica quanto importante sia il valore del pluralismo e quanto fondamentale sia il confronto democratico". "Non accetteremo - conclude Romito - altre simili provocazioni, non accetteremo mai che ragazzi di 15, 16 e 17 anni possano sentirsi ospiti nella propria scuola solo per la colpa di avere idee, principi e valori da difendere". Il riferimento è al volantinaggio organizzato davanti alla scuola lo scorso 9 novembre, dai ragazzi della Lega Giovani, insieme allo stesso Romito, "per ricordare alle nuove generazioni la caduta del muro di Berlino e la fine del comunismo", con annesso invito - come scritto sul volantino - "a entrare in Lega". A scagliarsi contro il preside, anche la deputata Anna Rita Tateo: "Far intendere che la Lega 'odia i meridionali' - afferma in una nota riferendosi alle dichiarazioni del preside - è aberrante, palesemente falso e offensivo non solo per l'intelligenza dei ragazzi pugliesi ma anche di tutti i piemontesi, che lui ha etichettato come razzisti. Il Dirigente scolastico, invece di pensare a fare politica e minacciare denunce ai giovani leghisti che fanno volantinaggio, si occupi di tutelare la libertà di pensiero nell'istituto".

La replica del preside: "Minacce e offese? Mai successo nulla di simile"

Il dirigente scolastico, però, respinge nettamente le accuse, negando di aver mai formulato minacce e offese, fornendo una diversa versione dei fatti. "Semplicemente - spiega raggiunto telefonicamente da BariToday il prof. Giacomo Antonio Mondelli - fermandomi a salutare i ragazzi durante una delle tante assemblee che si tengono nella mia scuola, ho detto che che mio malgrado era a prima volta che vedevo, nei nove anni che sono al Romanazzi e in generale nei trent'anni da cui sono dirigente, un esponente politico che accompagnato da un gruppo di ragazzini si mettesse a fare volantinaggio all'uscita della nostra scuola. Ho detto che mi sembrava un pochino irrituale, e che invece il mio modo di fare democrazia era quello a cui assistevo nella mia stessa scuola, con la presenza dei ragazzi che insieme ragionavano su alcune questioni". "Ho detto anche - aggiunge il dirigente scolastico - che l'importante è che vengano sempre salvaguardati la sicurezza e l'ordine di uscita e di entrata dei nostri alunni come quella di qualsiasi utente della scuola, e che quindi il volantinaggio non andrebbe fatto nel momento in cui si può creare intralcio, ma non mi risulta sia successo niente del genere in quell'occasione". "Non ho assolutamente detto che non avrebbero potuto fare volantinaggio", ribadisce il preside, che in merito alle affermazioni attribuitegli dalla Tateo chiarisce: "In quell'occasione, ho aggiunto che se poi si voleva entrare nel merito di che cosa è la Lega, il leghismo, a parte, sarei stato disponibile a dire la mia semplicemente perché sono stato vent'anni in Piemonte, uno dei luoghi dove la Lega è nata, e potevo assicurare - ho detto - che le cose non sono cambiate di molto. Ho finito qua". "Non c'è stato altro, e non pensavo che questo potesse suscitare tutto questo clamore. Spero che ora - conclude Mondelli - sia stata fatta chiarezza sull'intera vicenda".
 

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