Leucemia linfatica cronica: ‘Da malattia inguaribile a sopravvivenza che supera oggi i 10 anni dalla diagnosi, grazie alle nuove scoperte’

Ogni anno si diagnosticano nel mondo circa 400 mila nuovi casi di leucemia. In Italia si parla di circa 1.600 nuovi casi l’anno tra gli uomini e 1.150 tra le donne

Nota - Questo comunicato è stato pubblicato integralmente come contributo esterno. Questo contenuto non è pertanto un articolo prodotto dalla redazione di BariToday

Bari, 17 dicembre 2019 – La leucemia linfatica cronica (LLC) è una neoplasia ematologica che consiste in un accumulo nel sangue, nel midollo osseo e negli organi linfatici, di linfociti B, che hanno subito una trasformazione maligna. Rappresenta la leucemia più comune nel mondo occidentale tipica nell’anziano, con una età media alla diagnosi attorno ai 70 anni. Circa la metà di questi, presenta varie altre patologie associate, rendendo il trattamento più complesso. Per questo la scelta di quando intervenire e la scelta dell’appropriata terapia, rappresentano passaggi chiave per la cura di questi pazienti e per la sostenibilità del sistema. Di questo si è parlato al Convegno ‘Leucemia linfatica cronica: da malattia sempre più cronicizzata a quali nuovi percorsi di cura?’, organizzato da MOTORE SANITA’, grazie al contributo non condizionato di Abbvie. “La rapida innovazione tecnologica e farmacologica ha rivoluzionato negli ultimi anni i vecchi paradigmi di cura della LLC, si è passati dalla chemioterapia all’ immunoterapia per giungere oggi ad una terapia chemio-free. L’identificazione delle “chiavi molecolari” responsabili della proliferazione incontrollata della cellula tumorale, ha portato alla utilizzazione di “farmaci intelligenti” che stanno cambiando la storia e la vita dei pazienti. Venetoclax è il primo farmaco in grado di bloccare in maniera selettiva la proteina capace di “rendere immortale” la cellula tumorale e ripristinare il processo della sua morte programmata “apoptosi”. Una terapia dimostratasi nella pratica clinica efficace e tollerabile sia nei pazienti giovani e anziani. Ma la storia dell’innovazione nella cura di questi pazienti continua con la combinazione di Venetoclax e l’anticorpo monoclonale Rituximab che consente di ottenere risposte complete, fino a portare la malattia a livelli minimi con la possibilità di discontinuare la terapia dopo due anni. Oggi gli ematologi, avendo a disposizione più armi terapeutiche efficaci, devono ridisegnare i percorsi terapeutici adattando la terapia ad ogni singolo paziente in rapporto all’età e alla fase della malattia, con l’obiettivo di curare e garantire una buona qualità di vita”, ha detto Giorgina Specchia, Professore Ordinario Ematologia Università degli Studi “Aldo Moro”, Bari Ufficio stampa Motore Sanità comunicazione@motoresanita.it Stefano Sermonti - Cell. 338 1579457 Marco Biondi - Cell. 327 8920962

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