Bari calcio: dal 2014 ad oggi una pericolosa giostra tra sogni di gloria e rischio fallimento

La storia recente del club biancorosso racconta di alti (pochi) e bassi (tanti). Ancora una volta il destino del club è appeso a un filo: questa volta si spera nell’imprenditoria locale

Tifare Bari nel corso di questi anni è diventato sempre più un atto di fede incondizionata. A rendere difficoltoso il ruolo dei supporter baresi non sono tanto i risultati sportivi, che pure hanno la loro importanza, quanto le vicende societarie che nel passato recente hanno avuto gravi ripercussioni sull'entusiasmo della piazza.

Dal 2014 ad oggi, infatti, la passione dei sostenitori biancorossi è stata duramente messa alla prova e frustrata da un turbinio di avvenimenti che ha contribuito a determinare l’instabile situazione odierna e che proveremo a ripercorrere nelle prossime righe.

Il primo fallimento e l’avvento di Paparesta

Dopo le ferite lasciate dal calcioscommesse, emerse al termine della stagione 2010-2011 (addirittura un derby tra le partite incriminate), il Bari ha fatto una grande fatica a rialzarsi. Sfiorata la Serie A con una società in amministrazione controllata, dopo essere usciti in semifinale contro il Latina al termine del campionato 2013-2014 (la “meravigliosa stagione fallimentare”, ndr) l’era dell’A.S. Bari è terminata con una procedura di auto-fallimento che in seguito alla vittoria dell'asta ha poi portato alla costituzione di una nuova società (con tanto di nuovo logo) chiamata F.C. Bari 1908 e presieduta dall’ex arbitro Gianluca Paparesta.

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Il bluff di Dato, il club nelle mani di Giancaspro

Accolto trionfalmente come il salvatore della patria, con l'ex fischietto sembrava essere incominciata l’alba di un nuovo corso ma dopo sole due stagioni trascorse in qualità di patron del club, ecco di nuovo i soliti problemi di liquidità. A gennaio 2016, proprio per questo motivo fu consentito in società l’ingresso dell’imprenditore molfettese Cosmo Antonio Giancaspro come socio al 5%. Parallelamente Paparesta era alla ricerca di nuovi investitori e uno di essi fu individuato nel sedicente imprenditore malese Ahmad Noordin Datò. Accolto in città con grande entusiasmo, tra bandiere malesi allo stadio e grandi mangiate di frutti di mare, il tycoon (?) asiatico che aveva promesso di portare il Bari in Champions in 5 anni, si tirò improvvisamente indietro senza fornire spiegazioni. Un plot che ricalcava fedelmente quanto era avvenuto già nel 2009 con Tim Barton, l’americano che voleva comprare il Bari dai Matarrese a cui Michele Emiliano, allora sindaco del capoluogo pugliese, aveva addirittura consegnato le chiavi della città.

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Oltre a minare la credibilità di Paparesta, il mancato acquisto del Bari da parte di Datò ebbe ripercussioni sul bilancio, tanto che a giugno 2016 Cosmo Giancaspro fu costretto a ripianare da solo le perdite, diventando così amministratore unico del club con il 99,37% delle quote. Con un passato di successo nel ramo delle ristrutturazioni aziendali, Giancaspro sembrava l’uomo ideale per mettere a posto i traballanti conti dei galletti.

I debiti e il nuovo rischio fallimento

Con l’avvento dell’amministratore unico le cose sembravano poter cambiare una volta per tutte per il club di via Torrebella: oltre a iniziative simboliche come il ritorno del galletto, scomparso con Paparesta, si era iniziato a parlare di piano industriale, di centro sportivo e rifacimento dello stadio e dell’area ad esso circostante. Tutto però, così come i sogni di Serie A, è svanito nell’arco di due stagioni coincise anch’esse con la mancata promozione (l'ultima macchiata addirittura da una penalizzazione per irregolarità amministrative con conseguente slittamento dei playoff di Serie B). Nonostante i capitali immessi da Giancaspro (dal suo avvento poco meno di 20 milioni di euro) non è cambiato nulla o quasi né dal punto di vista infrastrutturale, né da quello sportivo. Non ci si può dunque meravigliare se in assenza di miglioramenti le casse del club piangano e ci si trovi un’altra volta in una situazione di grave pericolo.

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La chiamata agli imprenditori locali

Il lunghissimo CdA conclusosi ieri ha deliberato per l’ingresso in società di soggetti terzi. Una decisione cui si è arrivati con grande fatica dopo aver respinto le proposte di aumento di capitale presentate da Giancaspro e Paparesta, e che era contemplata già dall’assemblea dei soci dello scorso 15 giugno. Ora resta poco tempo (fino a lunedì 16 luglio) ma le manifestazioni d’interesse da parte di soggetti come Nicola Brienza e Mimmo Di Paola, lasciano intravedere un barlume di speranza. “Per salvare il Bari e rilevarne il 70% bastano 3 milioni di euro” ha ricordato nella tarda serata di ieri l’avvocato Biga, membro del CdA biancorosso. “Ora servono fatti che diano seguito alle parole” ha poi ribadito il legale del club, esortando chi ha dato la sua disponibilità a mettere mano al portafogli e a sottoscrivere quote con l’intento di garantire la sopravvivenza della società.

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